Nel caso Englaro abbiamo assistito a una sorta di veglia mediatica a reti unificate, dove la polemica sostituiva la pietà. Addirittura c’è chi ha parlato di cultura della vita opposta a cultura della morte. Viviamo in una società che vende modelli di giovinezza e prestanza e la morte cerca di dimenticarla, occultarla, esorcizzarla. E’ bene invece parlarne.
Citando Dante, Shakespeare, Sofocle (Beppino Englaro, come Antigone, sfida la ragion di stato per amore).
Si può riflettere assieme, attraverso canti, letture, brani poetici, per capire come vita e morte sono le due facce della stessa medaglia, al di là delle prese di posizione più o meno ideologiche.
Come può un fatto di cronaca diventare teatro? “Oggi - spiega Luca Radaelli - il teatro, specialmente il teatro di narrazione, sta riempiendo spazi rimasti vuoti, gli spazi del dibattito, dell’approfondimento, della presa di coscienza su temi sensibili politicamente ed eticamente. Inoltre, il teatro ha un carattere rituale che potenzia le parole e i segni e che crea, nei momenti più felici, un’atmosfera di “comunità” cui attore e spettatore partecipano. Questo è quanto abbiamo cercato di ricreare con lo spettacolo “Una questione di vita e di morte”.
“E’ uno spettacolo dedicato a Eluana Englaro, più che su Eluana Englaro. E’ la veglia funebre che questa ragazza non ha avuto, travolta dal vortice del dibattito politico. Non uno spettacolo politico, quindi, ma un rito laico per parlare insieme di temi che ci coinvolgono tutti. Del Tema per eccellenza. Viviamo in una società in cui è difficilissimo parlare serenamente del nostro rapporto con la morte. E’ quasi un argomento tabù".
“Eppure - prosegue Radaelli - ci sembra che le persone abbiano un gran bisogno di parlarne. Il testo che ho scritto parte dalla vicenda Englaro, ne ripercorre la cronaca, per passare poi a trattare quello che riguarda tutti noi. Lo faccio citando le parole dei classici (Shakespeare, Sofocle, Molière, Dante, Foscolo, San Francesco), ma anche di commentatori e pensatori contemporanei (Vladimir Jankélévitch, Indro Montanelli, Adriano Sofri, Vito Mancuso). Ma soprattutto attraverso una narrazione che vuole prendere per mano gli spettatori e accompagnarli in un viaggio in quella terra di nessuno che in realtà è terra di tutti“.
“Un percorso che vuole evitare le secche dell’ideologia e delle prese di posizione preconfezionate, che non esclude nessuno (credenti o non credenti, di destra o di sinistra) che non vuole dare delle risposte, ma porre delle domande: “Dov’è il confine che segna il passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti?”, “Dio ha voluto l’incidente di Eluana?”, “Cos’avrei fatto io se fossi stato nei panni di suo padre?”, “Come parlare della morte a un bambino?”, affrontando senza censure gli aspetti che sono saliti alla ribalta negli ultimi tempi: la nutrizione forzata, il rapporto medico-paziente, il testamento biologico, l’eutanasia. Non manca la vis polemica (“siamo così abituati all’arte di arrangiarsi, che ci sembra bizzarro che qualcuno voti la sua vita al rispetto di un principio”), che però spesso cede alla pietas (“cosa accade se il momento della perdita si ripresenta ogni giorno per 17 anni?”)".
“Ma, alla fine - conclude l'autore ed interprete dello spettacolo - gli elementi del teatro scartano dai binari dell’analisi, per restituire l’emozione, il gesto, la voce che diventa poesia e canto. Accompagnata dal pianoforte, dalla chitarra e dalla voce di Marco Belcastro, la narrazione si avvicenda alle canzoni di Guccini, De André, Giovanna Marini, Stephen Stills, Robert Wyatt, un canto Yiddish, un canto di montagna, un lied di Schubert. Un sentiero da percorrere insieme, per accostarsi all’indicibile”.
Dopo lo Spettacolo, BEPPINO ENGLARO e ADRIANA PANNITTERI, giornalista di TG! Mattina, presentano il libro, scritto a quattro mani, "LA VITA SENZA LIMITI, la morte di Eluana in uno stato di diritto" (Rizzoli).