BOLOGNA - “Queste sono i patti per l’incontro: sono vietate le registrazioni audio, le riprese video e ogni foto dello schermo”. È introdotto così Joe Letteri, Senior Visual Effects Supervisor di Avatar, l’ospite più atteso della XII edizione del Future Film Festival di Bologna, appuntamento classico in Italia per gli amanti dell’incrocio tra cinema e nuove tecnologie.
Sala conferenza stipata - occupato anche ogni angolo per terra – e tanti fan rimasti fuori in compagnia di una fetta di stampa accreditata danno l’idea della febbre che accompagnava l’anteprima mondiale del making of di Avatar, nuovo lavoro di James Cameron che in soli 41 giorni ha ‘affondato’ il suo Titanic scalzandolo dal primo posto della classifica degli incassi di tutti i tempi.
“Quello che voleva fare James” esordisce Letteri, “era creare un cinema nuovo eliminando ogni confine tra reale e fantastico”. E per fare ciò Avatar, oltre che un set di produzione, è stato un cantiere aperto dove erano create nuove tecnologie per soddisfare le esigenze del regista.
Da ricordare lo sviluppo di una ‘macchina da presa virtuale’ che permetteva al regista di vedere in tempo reale i suoi avatar recitare. Così mentre il protagonista Sam Worthington cammina lentamente su un set spoglio con giusto due rametti di felce, il regista poteva vedere sullo schermo l’avatar di Jack Sully muoversi nella rigogliosa giungla del pianeta Pandora. A questo primo filmato in bassa risoluzione sono poi aggiunti dettagli sempre crescenti e la mimica facciale, tradotta dal volto dell’attore al suo corrispondente digitale grazie a un casco con telecamera che riprendeva, letteralmente, ogni battito di ciglia.
Il team di Letteri – un esercito di 900 persone – ha poi vinto altre sfide per rendere la finzione realtà, utilizzando la tecnica spherical harmonics per stabilire come la luce colpisse i personaggi e oggetti mentre il sistema tissue ha rivoluzionato lo studio del comportamento di pelle, ossa, muscoli e tendini dei corpi digitali.
Infine alcune curiosità. Sono più di mille le piante – “un lavoro angosciante” dirà Letteri – che compongono la giungla di Pandora mentre le ‘montagne volanti’ sono, potremmo dire, cinesi, poiché si è lavorato su riprese aeree fatte proprio lì. Anche la casa delle Banshee, le cavalcature volanti del popolo Na’vi, è su un monte cinese. Per rimanere in tema di Banshee, la scena in cui Jack Sully ne doma una ha richiesto tre mesi di lavorazione. Infine la bioluminescenza blu che caratterizza la foresta di Pandora di notte è ispirata ai fondali marini perché Cameron è appassionato di immersioni.
Marco Riciputi