Caccia alla tigre.
Perché sparare con un bazooka contro le zanzare, quando ci sono armi meno pericolose? La canna di bambù è una di queste. Parola di Maurizio Rusticali, l’inventore della “trappola incubatrice” che promette di ridurre il problema zanzare senza spendere troppi soldi o utilizzare prodotti tossici. Il brevetto è stato depositato alla Camera di commercio dal signor Rusticali che ne ha prima testato l’efficacia.
Costruirla non è difficile: si deve prendere una canna di bambù e inciderla un centimetro sopra il nodo presente sul fusto. Si formeranno quelle che il signor Rusticali chiama “case”, tagli interni alla canna di bambù dove le zanzare troveranno ideale depositare le uova. Sembra, infatti, che l’umidità che si trova all’interno della pianta sia utilizzata dalle zanzare come incubatrice per le uova. E così il signor Rusticali ha verificato anche che il ciclo riproduttivo avviene nel corso di una notte, facilitato dalla rugiada che inumidisce la canna. Il mattino dopo, dunque, bisogna passare alla fase decisiva: uccidere le zanzare appena nate. L’inventore infatti consiglia di riempire un secchio con due dita di acqua, versandoci dentro un po’ di varechina. Basta sbattere la trappola quattro o cinque volte contro il recipiente finché non si vedranno cadere nel secchio le zanzare. Gli insetti moriranno poco dopo.
Ciclisti da salvare.
Ha studiato per diventare maestro, di lavoro ha fatto il progettista subacqueo e ora che è in pensione fa l’inventore. Roberto Mazzini è colui che un giorno potreste dover ringraziare se chilometri in bicicletta non saranno più uno strazio, né per la vostra schiena, né per la vostra prostata. Il brevetto della sella che ambisce a diventare la soluzione di tutti i mali del ciclista di mezza età è stato presentato nel 2007.
“L’idea di questa sella mi è venuta quando ho iniziato a fare cyclette in casa - racconta - e dopo pochissimo ho iniziato ad avere non pochi problemi e dolori”. Da quel momento in avanti Mazzini si dedica alla sua intuizione: studia il corpo umano, la postura indispensabile per andare in bicicletta, la conformazione delle selle sul mercato, incluso quelle pensate per dare più comfort al fondoschiena e a tutelare il più possibile la prostata. Risultato: nessuna delle selle in commercio avrebbe fatto al caso suo. Soprattutto Mazzini si accorge che a nessuno è ancora venuto in mente che la sella non deve restare un corpo immobile, a cui è dato il compito di infliggere dolore crescente al nostro corpo. E no, la sella deve muoversi con noi. Detto, fatto. La sella modello Mazzini si muove eccome. “Si muove sullo stesso asse di oscillazione del femore - spiega -, seguendo il movimento delle gambe non dà problemi né alla zona perineale né alla colonna vertebrale”. Poggiando su dei rulli, la sella oscilla in avanti e indietro.
L’ingegnoso progettista subacqueo si è dotato anche di un sito internet (www.anti-sella.com) che spiega nel dettaglio i pregi della “seduta ergonomica per pedalatori”: favorisce una pedalata fluida, ad alta frequenza, tutta l’energia arriva al pedale senza dispersioni, non schiaccia il perineo e la prostata, non causa dolore o indolenzimento a fine pedalata, nessun formicolio o perdita di sensibilità dell’apparato genitale, nessun irritazione o callosità cutanee, nessun disturbo nella minzione, nessuna riduzione della potenzialità erettile o disturbi alla schiena. Evita arrossamenti anche alle donne.
Viviana Cippone