RIMINI - Non solo t-shirt. Anche felpe, tute, jeans e cappellini. A Rimini, dove spesso ogni refolo di vento fa tendenza, i giovani vestono Wolli. Un mondo fantasy fatto di scimmiette maleducate, ranocchi coronati, dolci cerbiatte infiocchettate. E tanti altri curiosi animaletti reinventati e stilizzati dalla matita di una giovane artista di Viserba. “Vengono in negozio e mi chiedono le magliette perché a scuola le hanno tutti e vanno di moda”, racconta Valeria.
Valeria Sivieri ha solo 26 anni. Da una vita fa la commessa al “71”, il negozio del padre in corso Augusto. L’anno scorso, un po’ per gioco, ha creato Wolli, una linea d’abbigliamento pensata soprattutto per i più giovani, anche se - come ci spiega - vengono in negozio anche tanti padri di famiglia e sono più gasati dei loro figli. “L’idea è nata dopo un viaggio a New York, laggiù la moda è dieci anni avanti”.
“Lavorare in negozio mi permette di stare a contatto con i giovani, conoscere i loro gusti. C’è voglia di indumenti comodi e colorati. L’innovazione, al di là dei disegni, è stata proprio questa: creare una linea colorata e sgargiante in una stagione, quella invernale, in cui a farla da padrone sono sempre le solite tinte, tipo il grigio o il nero. Le mie maglie invece sono tutte rosse, gialle, verdi, fucsia o blu elettrico”.
E’ orgogliosa Valeria. Ma anche un po’ sorpresa. “Siamo partiti con appena 400 maglie” ricorda. Dopo pochi mesi i pezzi erano oltre diecimila. “Ho sempre creduto nella mia idea, ma devo dire che il successo va oltre ogni aspettativa. Ho cominciato nell’aprile scorso e ora posso veramente dire di avercela fatta”. Vanno a ruba le Wolli, i ragazzi le indossano a scuola, al pomeriggio e la sera in pizzeria. “Spesso vengono in negozio e me le chiedono soltanto perché le hanno viste al compagno di banco”. Su Internet arrivano richieste da Chieti, da Bari e qualcuno giura di avere visto qualche esemplare perfino in Baviera. Un dolce omaggio di qualche tedesco di ritorno dalle vacanze?
Il nome Wolli altro non è che la traduzione del nome Valeria, semplificato in un inglese un po’ maccheronico. “Naturalmente non posso non ringraziare Daniele Colella, che mi ha aiutato a digitalizzare i disegni. Mio padre Davide all’inizio era un po’ scettico ma mi ha sempre appoggiato, così come mia sorella Claudia che mi ha sopportato in questi mesi di duro lavoro”. Ma - aggiungiamo noi - alla fine n’è valsa la pensa.
Simone Bertozzi