Il verde pubblico è passato da Hera ad Anthea. La multiutility non aveva catalogato nulla, mentre la società che ha raccolto la sua eredità ha deciso di cimentarsi nella schedatura di tutte le essenze arboree. ”In commissione si è capito che questo lavoro di catalogazione, che pare debba finire per gravare interamente sulle casse del Comune, poteva già essere stato fatto da Hera che di dati ne aveva a disposizione fin dai tempi di Amia”, dice il consigliere Eraldo Giudici (Popolari liberali-Pdl).
Hera ne avrebbe avuto certamente la capacità tecnica e la forza economica per farlo, ma non l’ha fatto. Si è sbarazzata del verde come si fa coi rami secchi aziendali (utili pochi e grane molte) e chi s’è visto s’è visto. ”E adesso tutti questi oneri verrebbero addossati al bilancio del Comune di Rimini su più annualità per una cifra da noi stimata attorno a 240 mila euro”, spiega Giudici.
La spesa stratosferica riguarderebbe l’acquisto del software gestionale, oltre ai rilevamenti e all’inserimento nella banca dati di tutte le informazioni da parte di una società privata incaricata per la mission ambientale, che prevede di passare ai ”raggi x” qualcosa come 40 mila esemplari di vario genere. Dalla cifra sono esclusi i costi per stipendi ed eventuali contratti a progetto per la gestione dei dati incamerati e per il loro aggiornamento, senza il quale l’onerosa iniziativa non avrebbe molto senso.
Non è tutto. ”La cosa più interessante da sottolineare è che tali costi sarebbero stati anticipati da Anthea per essere poi
recuperati sui prossimi bilanci del Comune”, commenta Giudici. ”Ma chi l’ha deciso non è chiaro e, quel che è peggio, sembrerebbero debiti fuori bilancio”. E siccome i conti non tornano, ieri mattina in commissione è stato chiesto di vedere i
bilanci di Anthea. ”E’ solo il preludio di quel che occorrerà che succeda con la costituzione della holding, quando il consiglio comunale potrebbe non contare più niente, se non ripianare i debiti decisi da altri”.
Per ora Zanzini reagisce stizzito: ”I bilanci di Anthea? Sono pubblici. Si continua a sparare su iniziative valide, utili a tutti i cittadini. Va bene che ci avviciniamo alle elezioni, ma questo continuo gioco al massacro proprio non lo capisco”. Secondo
l’assessore il progetto ”costa anche meno” di 240 mila euro, ma sul fronte dei conti preferisce rimandare ogni approfondimento dopo aver sentito i propri uffici. Precisa però una cosa da subito: ”Il software è ’open source’, la catalogazione delle 40 mila piante comunali sarà visibile sul portale web del Comune a tutta la cittadinanza risparmiando migliaia di euro sulle licenze”.