La società per azioni di proprietà al 70% dello Stato, che finanzia gli investimenti degli enti locali, ha analizzato la delibera dell’ente di Corso d’Augusto che risale allo scorso ottobre, appunto quella che richiede il prestito, ed ha posto una serie di ”paletti” e chiarimenti. In una lettera inviata alla Provincia lo scorso 21 dicembre mette in fila parecchi rilievi. Vuole sapere esattamente quali sono le motivazioni alla base della decisione della Provincia di aderire all’aumento di capitale. La Cassa Depositi e Prestiti, insomma, non è soddisfatta della documentazione presentata e vuole approfondire prima di decidere se concedere o no il mutuo di 3,5 milioni di euro. Il prestito, infatti, ”non può servire per ripianare perdite”, dice in maniera molto chiara la Cassa Depositi e Prestiti.
Quindi la discussione dovrebbe incentrarsi sulla natura dell’operazione che finanzierà il costruendo Palacongressi.
Lo stesso problema ce l’ha anche il Comune di Rimini, che però allo scopo ha costituito la famosa holding che spenderà poco più di 6 milioni di euro in aumenti di capitale, compresa una cifra identica a quella messa dalla Provincia. I due enti sono infatti impegnati per 7 milioni di euro nell’aumento di capitale del Palas attraverso la società ”Rimini congressi srl consortile” che comprende anche la Camera di commercio.
La Cassa Depositi e Prestiti sollecita anche una delibera integrativa (rispetto a quella di ottobre) da parte del consiglio provinciale, che dovrebbe approdare nell’aula nella prossima seduta del 23 marzo. Chissà come andrà a finire. Di certo l’aumento di capitale è destinato a slittare.