L'assessore regionale alla Sanità Bissoni in città per sostenere la candidatura di Alessandrini
FORLI’ - “Non ho mai detto che a Forlì ci saranno dei tagli. Dico solo che siccome l’Ausl ha speso troppo, ora starà ferma per qualche giro”. A parlare è Giovanni Bissoni l’assessore regionale alla sanità che ieri era a Forlì per la campagna elettorale del compagno di partito Tiziano Alessadrini del Pd. I due si conoscono da lungo tempo anche perché, ha ricordato lo stesso Bissoni, fu lui era sindaco di Cesenatico a sposarlo. E Bissoni ieri non ha potuto fare a meno di rispondere sui tanti temi che riguardano la sanità forlivese, ancora nell’occhio del ciclone dopo la scoperta del maxi deficit e le inchieste dei Pm forlivesi. Debito che ora ha una cifra precisa: 53 milioni di euro riferibili agli anni 2007-2008-2009. “L’equilibrio finanziario per l’anno 2009 del sistema sanitario regionale è stato certificato dal ministero dell’Economia - ha detto Bissoni - e dentro ci sono i 53 milioni di euro frutto del ricalcolo del bilancio dell’Ausl di Forlì. Speriamo che questa certificazione chiuda la polemica su disavanzi delle Ausl dell’Emilia-Romagna, non credo che il ministero dell’Economia avesse particolare interesse a certificare l’equilibrio a dieci giorni del voto”.
Poi Bissoni torna sulle tante voci circolate in questi giorni: “Perché tanto clamore sul deficit dell’Ausl di Forlì? Per due motivi: intanto un buco di quelle dimensioni era stato nascosto alla Regione dalla direzione generale e ingente per le dimensioni dell’Ausl. Per questo il confronto Modena non sta in piedi: ha 30 milioni di deficit ma è molto più grande”. E poi l’assessore ribadisce: “Non ci sarà una fusione tra le Ausl di Forlì e Cesena, sarebbe una stupidata. Ci dovrà essere solo una maggiore collaborazione e una maggiore integrazione di alcune specialità”. Bissoni ribadisce che a pesare sui conti dell’Ausl non è l’Irst ma la spesa farmaceutica e quella per le visite specialistiche che sono molto alte rispetto alla media regionale. Ed è questa mole di prescrizioni che fa schizzare in alto anche le liste d’attesa. “Mi appello ai professionisti per un patto per l’appropriatezza”. Andando al cuore dei problemi come le lunghe attese al pronto soccorso l’assessore Pd ha ammesso. “C’ è un uso improprio del pronto soccorso che non è stato scalfito nemmeno dai nuclei di cura primari. Ora dovremo rivederli. E’ chiaro che se la gente sa che deve aspettare 60 giorni almeno per una visita preferirà sempre farsi 4 ore di fila. E poi ci sono gli immigrati che vedono il Pronto soccorso come la porta di accesso dell’ospedale. Per loro bisognerà fare un’azione mirata”. E sulle inchieste dice: “Non dico nulla ma con i Pm saremo trasparenti e disponibili al massimo anche perché è su questo che si basa il patto tra la sanità e i cittadini”.
Roberta Invidia
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