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Notizia del 10/07/2009 - 07:45
Ravenna - La bellezza imbarazza l'Alma mater
Un manifesto con quattro ragazze mette in crisi il rettore dell'universitā di Bologna. La campagna pubblicitaria del polo universitario romagnolo diventa un caso: rivolta dei docenti
RAVENNA - Un poster con 4 ragazze giovani, allegre e colpevolmente carine in tuta da Power Rangers rischia di mandare a catafascio i rapporti tra l’Università di Bologna e le succursali di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini. “E’ mercificazione delle donne” gridano scandalizzati alla sola vista prof e, gasp!, anche certi studenti che meriterebbe un 4 in anatomia. Stiamo freschi: il manifesto era stato realizzato per promuovere e pubblicizzare l’Ateneo.
La vicenda è degna di una comica del cinema muto. Protagonisti il Magnifico Rettore Pier Ugo Calzolari, una serie di professoroni che fa rima con bacchettoni, l’intellighenzia, si fa per dire, della sinistra dedita all’insegnamento, una piccola agenzia di pubblicità forlivese che ha creato il “mostro”, pardon il manifesto con “Le Fantastiche 4” (che a chi scrive piace molto) e chi quel lavoro ha commissionato all’agenzia, ovvero la Serinar, società che (con Uniturism Rimini e Fondazione Flaminia Ravenna) dal 1988 “promuove e sostiene le attività dell’Ateneo bolognese” nella nostra provincia. All’inizio di luglio il manifesto viene incollato ai muri in mezza Italia: dal basso Veneto fino alla Puglia. Una studentessa lo nota (a Mirabiliandia!) e sussiegosa lo segnala all’Alma Mater. Primi stracciamenti di vesti. Parte il tam tam. Docenti e qualche fido baciapile inondano di mail chi di dovere.
Alcune facoltà tra cui Lettere e Scienze politiche di Forlì scrivono indignate al Rettore: “I manifesti vanno rimossi”. Il povero Calzolari è a Parigi. Rientra congestionato. Cos’è successo? Si trova sul tavolo quel poster e forse gli scappa da ridere. Parlerà di “incidente di percorso”. Ma c’è una polemica da gestire: il senato accademico chiede “all’unanimità” che le pubblicità siano immediatamente oscurate perchè “lo stile è lontanissimo da quello dell’Alma Mater e l’immagine richiama messaggi lontanissimi dal nostro modo di pensare”. Tra le più accanite la storica Maria Serena Piretti, futura preside di Scienze politiche a Forlì, che parla di profondo sdegno e sconcerto” di “mercificazione degli studi universitari con gli stereotipi della donna-oggetto della pubblicità tv” Piretti si chiede gravemente: “Ma noi siamo una struttura di formazione delle giovani generazioni, o una birra?”. E la preside di Statistica, Angela Montanari: “D’ora in poi la campagna di comunicazione dell’Università va gestita in modo centralizzato”.
A Forlì sono increduli. Piero Gallina, presidente Serinar si rigira fra le mani il poster con le 2 bionde e le 2 morette, guarda la scritta sotto “Il massimo per i tuoi studi” e poi sbotta: “Non è vero che i manifesti sono volgari, le ragazze sono vestite, ma quale sfruttamento del corpo femminile. Rappresentano quattro città”. Anche Giannantonio Mingozzi di “Flaminia” non trova “nulla di scandaloso”. Mauro Bacciocchi (Serinar) ammette che i manifesti “saranno rimossi per evitare complicazioni ma quelle dichiarazioni scandalizzate mi sconcertano. Che male fa quell’immagine?”. Sulla questione interviene via telefono Oliviero Toscani sotto le spoglie dell’eterno anticonformista. Fa l’inorridito: “Pare la pubblicità di un cellulare, una cosa provinciale triste, senza stile. Se mi pagano gli faccio io la campagna...”. Sdegno all’Udu (Unione degli Universitari Forlì) che a firma di tal Giovanni Cotugno sostiene essere un fatto “estremamente grave” puntare “sull’apparenza: l’Università è il tempio della cultura.Ancor più grave è che ciò capiti nell’anno dei tagli della legge 133 all’istruzione”. Ancora una riga e direbbe abbasso Berlusconi. Ai poster l’ardua sentenza.
Francesco Zucchini

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