"Lungi da noi ogni disciminazione sessista, anzi - spiega - le quattro ragazze rappresentano le città sorelle Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, che per la prima volta presentano congiuntamente, superando logiche di campanile, la loro offerta scientifica. Che ormai - puntualizza - rappresenta un terzo di quella dell'Università di Bologna". Il poster, in cui figurano quattro ragazze vestite con aderenti tute bianche con i nomi delle quattro città stampigliati ad altezza petto, ha scandalizzato la giurista Carla Faralli che ieri ha sollevato il caso in Senato accademico. Con lei ha alzato la voce anche buona parte del mondo universitario: a Forlì l'Udu stigmatizza la "grave" scelta di puntare sull'apparenza, mentre nelle e-mail degli studenti ravennati le quattro protagoniste sono già state ribattezzate "power rangers".
In Romagna "era sembrata a tutti un'idea carina - continua Mingozzi - ora sentiamo invece commenti un po' moralisti. A chi dice che nella storia dell'università non c'è mai stata una pubblicità come questa dico che sarà anche ora di ammodernarci". Sulla campagna, comunque, erano d'accordo tutti: "Certo che Bologna lo sapeva - dice il vicesindaco - non Pier Ugo Calzolari direttamente, ma nelle sedi romagnole c'è sempre una rappresentanza dell'Ateneo di Bologna". Incomprensibile, dunque, l'imbarazzo creato dalle supereroine all'ombra delle Due Torri.
Ma martedì prossimo, in occasione della riunione del consiglio di amministrazione dell'Ateneo, Mingozzi e Piero Gallina (della forlivese Serinar) chiariranno "la campagna e i suoi contorni", assicura, e c'è la massima "disponibilità e apertura" anche ad incontrare collettivi e universitari. Quanto alla pubblicità, "i manifesti resteranno appesi una settimana, poi ci sarà una successiva campagna promozionale, stavolta senza foto". Tutto sommato, commenta, "volevamo attirare l'attenzione sulle facoltà romagnole e questi manifesti ci sono riusciti".
Ridimensiona la vicenda anche l'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ravenna, Giovanna Piaia, nota per le sue prese di posizione contro la rappresentazione mediatica e spesso offensiva delle donne. "Sono quattro belle ragazze, per carità, non le vogliamo mica nascondere", minimizza. Ma si tratta comunque di un uso un po' forzato e stereotipato dell'universo femminile, aggiunge, "perchè non fare una pubblicità in cui dire invece che le ragazze oltre che essere belle sono anche brave, perché all'università hanno il migliore rendimento e si laureano in tempo?".