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Basilio Marco Schenetti, direttore della scuola di paracadutismo dell'Anpdi Modena
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Notizia del 11/03/2010 - 20:24


Ravenna - "L'aeroporto La Spreta è sicuro"


Il direttore della scuola di paracadutismo che ha organizzato i lanci in cui ha perso la vita la 21enne Melania Giovanna La Mantia non ha dubbi: "La struttura ravennate è tra le piu sicure in Italia. La presenza del lago non è un limite per la sicurezza. E' ovvio però che quel giorno qualcosa non è andato come doveva andare"

RAVENNA - “Qualcosa non è andato come doveva andare nel lancio, questo è ovvio perché una ragazza è morta. Io posso dire che l’aeroporto La Spreta è uno dei più sicuri in Italia per il paracadutismo, cosa sia andato storto lo stabilirà la magistratura”. Il lancio in cui qualcosa è andato storto e in cui Melania Giovanna La Mantia, 21enne di Trapani, ha perso la vita cadendo in un lago, l’ha organizzato il 20 febbraio a Ravenna la scuola di paracadutismo della sezione di Modena dell’Anpdi (associazione nazionale paracadutisti d’Italia). Ma Basilio Marco Schenetti, direttore di quella scuola non ha dubbi: “Il lago è a una distanza dal centro della pista di atterraggio che quel tipo di paracadute non può percorrere”. Parla da esperto il 42enne di Reggio Emilia: è da sette mesi che ha aperto la scuola modenese (che ha organizzato oltre 1.200 lanci) ma è da ventidue anni che “Skin”, così chiunque nel mondo dei parà conosce Schenetti, si lancia dal cielo. Ti accorgi degli undici anni, fino al 2000, trascorsi nel reggimento “Tuscania” dei carabinieri quando lo senti rispondere “Confermo” o “Negativo” alle domande.

Schenetti, il 20 febbraio qualcosa è andato storto?
“Confermo. Una ragazza purtroppo è morta”.

Cosa è andato storto?
“Spetta alla procura stabilirlo. C’è un’inchiesta (finora un solo indagato con l’ipotesi di omicidio colposo, ndr). L’attività della nostra scuola è sospesa dal giorno dell’incidente e abbiamo dato tutta la nostra collaborazione alla magistratura”.

Chi si lanciava quel giorno?
“Un gruppo di una ventina di iscritti alla sezione Anpdi di Castellamare del Golfo. Ci hanno contattati per chiedere di organizzare la giornata. Alcuni come la ragazza erano allievi che avevano frequentato il corso teorico nella loro sezione e dovevano fare la pratica per ottenere il brevetto”.

Si ricorda Melania?
“Sì, io ho accompagnato lei e gli altri cinque del suo volo all’imbarco. Ho ancora davanti gli occhioni grandi di quella mora bellissima. Ricordo che prima di salire mi ha detto ‘Stasera viene a cena con noi?’ e io con una risata le ho risposto che sarei andato solo se mi avesse fatto sedere accanto a lei. Ha detto sì ridendo ed è salita a bordo”.

Perché dalla Sicilia a Ravenna?
“Perché questa struttura è una delle più sicure in Italia”.

Lo era...
“Negativo, lo è ancora”.

Dov’è la sicurezza di una struttura vicina a un lago di dieci ettari di superfice?
“Non è così vicino come si pensa”.

Si spieghi meglio.
“Quella rete metallica che si è vista in certe foto è il confine dell’area civile dell’aeroporto ma non è il limite della zona di atterraggio per i parà che invece è molto più lontano, diverse centinai di metri”.

Quanto deve essere estesa l’area di atterraggio?
“Deve avere un raggio di 250 metri liberi da ostacoli. Questo prevede la norma. A La Spreta c’è un’area più grande di oltre quattro volte: il punto centrale dista quasi un chilometro dal lago. Se si lanciano lì quei paracaduti non possono arrivare in acqua perché non riescono fisicamente a percorrere un chilometro”.

Il lago non andava comunque presidiato?
“Negativo. I lanci in paracadute si dividono in tre categorie distinte. Quello militare, quello con ala rettangolare e quello con calotta emisferica. Non vanno confusi. Ognuno è regolato da una normativa specifica. Nel caso dei lanci con paracadute tondo, gli unici organizzati dalla mia scuola, si tratta della circolare ministeriale 1.400 aggiornata al 1998 che esclude certi tipi di lancio tra cui quelli con atterraggio in acqua che fanno parte delle altre due categorie. Chi dice che dovevamo avere un gommone in acqua dice una cosa che non è vera. Sarebbe bastato leggere le norme”.

Il corso teorico per paracadute tondo insegna comunque cosa fare se si cade in acqua?
“Confermo. C’è un capitolo dedicato a quelli che sono chiamati lanci non previsti. In caso di ammaraggio c’è una procedura da fare per liberarsi dell’imbracatura”.

Melania sul fondo del lago era ancora imbracata. Può darsi che non si sia resa conto che stava finendo in acqua?
“E’ stata ritrovata a una trentina di metri dalla riva. Forse aveva calcolato di arrivare a terra”.

A chi spetta, secondo quella circolare 1.400, la gestione delle operazioni nei lanci?
“Tre figure. Il direttore della scuola, cioè io, controlla le documentazioni di chi si lancia. Il direttore di esercitazione prima di ogni decollo verifica condizioni sul posto in particolare quelle del vento che non può superare i quattro metri al secondo. Il direttore di lancio fa un briefing a terra con i paracadutisti e poi in quota li fa lanciare quando l’aereo è nel punto che ritiene idoneo (quest’ultimo è l’unico indagato dalla procura, ndr)”.

Lei si sente di aver fatto tutto quello che le spettava?
“Confermo. Ma resta comunque la ferita per una ragazza morta così giovane senza vivere la sua vita”.

Andrea Alberizia
aalberizia@romagnanoi.it

Commenti

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 (12.03.2010 - 15:36) 
redazione   Rispondigli
Siamo aperti a raccogliere tutti i commenti e le segnalazioni dei nostri lettori, ovviamente se questi rientrano nei parametri della corretezza e della buona educazione come è stato finora. In caso di commenti oltre i limiti, saremo noi stessi a rimuoverli per evitare di urtare la sensibilità di chiunque.
 

 (12.03.2010 - 14:12) 
rbluke   Rispondigli risponde a brian_g
Caro Brian, si fa tanto per commentare avendo un minimo di conoscenza della materia. Se leggo da giorni che nessuno sa spiegarsi perchè la poveretta non si sia sganciata vedendo l'acqua sotto di sè, mi permetto di avanzare l'ipotesi (mai avanzata da nessuno) che abbia subìto un trascinamento in acqua successivo all'atterraggio. La cosa fra l'altro gioverebbe ad alleggerire la posizione processuale dell'imputato. Poi è chiaro che potrei anche star zitto, se è questo che vogliono i gestori del sito... Cordialità.
 

 (12.03.2010 - 13:16) 
brian_g   Rispondigli
quando succedono queste storie c'è sempre una fila lunga tanto di gente che sa spiegare benissimo e meglio di esperti e autorità che cosa è successo. secondo me andrebbe fatto un referendum popolare: chiediamo alla gente cosa è successo e così evitiamo il lavoro a magistrati e giornalisti.
 

 (12.03.2010 - 13:07) 
lucarosetti   Rispondigli
spero di sbagliarmi, ma ho riguardato più volte il video e mi sembra che il primo parà che si è lanciato sia quello finito nel lago. se voltete, ricontrollate anche voi e ditemi cosa ne pensate.

cordiali saluti
luca roseti
 

 (12.03.2010 - 10:32) 
rbluke   Rispondigli
Ipotesi per ipotesi (scusatemi ma ho fatto lanci identici da militare), può essere che la ragazza sia atterrata a riva e poi abbia subito il trascinamento causato dal forte vento che trasforma il paracadute in una vela. Ti insegnano, in questi casi, ad aggirarare di corsa la velatura onde sgonfiarla, ma se c'era l'acqua nei pressi la manovra era impossibile.
 

 (11.03.2010 - 23:38) 
redazione   Rispondigli risponde a lucarosetti
Solo per precisare che Melania è stata la terza a lanciarsi.
 

 (11.03.2010 - 23:02) 
lucarosetti   Rispondigli
spero che la procura valuti che:

considerato che un paracadute del genere, una volta aperto, scende ad una velocità di circa 4 m/sec, se uno si lancia da 400 metri il tempo di discesa è di circa 100 sec.

considerato X la velocità del vento durante la discesa possiamo dire che:

con X=2m/sec - atterro distante 200 metri dalla verticale del punto di lancio;

con X=3m/sec - atterro distante 300 metri dalla verticale del punto di lancio;

con X=4m/sec - atterro distante 400 metri dalla verticale del punto di lancio;

con X=5m/sec - atterro distante 500 metri dalla verticale del punto di lancio;

il pilota, come riportato negli organi di stampa locali, ha dichiarato di aver lanciato perfettamente sulla verticale della pista.
ci si trovava in presenza di una giornata nuvolosa con venti provenienti dai quadranti nord. la recinzione sud dell'aeroporto dista 300 metri dalla pista, e a 100 metri da questa si trova il laghetto.
guardando il video amatoriale che riprende il lancio di quel fatidico giorno, melania è stata la prima a lanciarsi. visto che la ragazza purtroppo è finita nel lago e gli altri a ridosso della recinzione, si può pensare ad un vento che proveniva da nord di almeno 3 m/sec. vedendo però dove è caduta melania e l'inversione di direzione effettuata dal paracadutista più vicino a lei pochi secondi prima dell'atterraggio, si può pensare che il vento fosse di intensità maggiore o uguale ai 4m/sec tale da portare dentro al lago. dal filmato sembra che i paracadute in uso fossero a doppia fenditura, ciò vuol dire che le maniglie direzionali poste a destra e sinistra del parà permettono di fornire una spinta in ogni direzione di 2-3 m/sec. il secondo parà che si è lanciato, quello vicino a melania, ad un certo momento sembra essersi accorto che stava dirigendosi anche lui sul lago e a quel punto deve aver invertito la direzione di discesa utilizzando le maniglie sopra citate, come si vede nel filmato, cosa che probabilmente per inesperienza o per panico sopravvenuto, visto l'avvicinarsi del lago, non ha fatto melania.

valutand o gli elementi tratti dagli articoli di stampa e dal video pubblicato in rete, per quanto sopra, secondo il sottoscritto, occorre appurare:

1. perchè, visto che i venti provenivano da nord, il direttore di lancio non abbia deciso di tenere la verticale dell'aereo più a nord rispetto alla pista, per stare il più lontano possibile dall'ostacolo più pericoloso.
2. se prima del lancio ci sia stata comunicazione con personale a terra per averre conferma della velocità del vento, per poter decidere se era possibile procedere con l'attività prevista o meno.



cordial i saluti
luca rosetti





 

 (11.03.2010 - 20:31) 
brian_g   Rispondigli risponde a rbluke
credo che abbiano cercato in un'area vastissima per non tralasciare nessuna ipotesi ma credo sapessero fin dall'inizio che la ragazza purtroppo non poteva che essere in quel lago, non poteva certo scomparire nel nulla. forse gli atterraggi erano seguiti da terra ma arrivare al lago dall'aeroporto richiede comunque un tempo minimo sufficiente alla ragazza e al paracadute per finire sotto acqua.
 

 (11.03.2010 - 08:56) 
rbluke   Rispondigli
Sarà certamente tutto vero, dal momento che i lanci a Ravenna si fanno da sempre, però il fatto che nessuno abbia seguito anche solo visivamente gli atterraggi (al punto che all'inizio le ricerche interessarono un'area vastissima) non depone certo a favore degli organizzatori.
 

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