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Notizia del 14/07/2009 - 18:16


Ravenna - Manifesti: Bologna-Romagna in pace


Si terrà un altro incontro con il rettore dell'università per regolamentare meglio l'utilizzo del logo

RAVENNA - Un ulteriore incontro con il tettore per valutare se occorrano altri elementi di verifica sulle campagne promozionali dei poli romagnoli affinché queste possano continuare a usare il logo dell'Università di Bologna. "L'incontro - ha precisato il vicesindaco di Ravenna con delega all'università Giannantonio Mingozzi contestato nei giorni scorsi da varie associazioni per le sue dichiarazioni sul caso dei manifesti promozionali - è stato caratterizzato da alcuni interventi duri e da altri più concilianti. Ritengo che non ci siano stati né vinti né vincitori e che abbia prevalso il senso di responsabilità". Mingozzi, dopo avere elogiato le parole del rettore Pier Ugo Calzolari, "che non ha messo in discussione la nostra autonomia", ha precisato che "da parte sua la Romagna non vuole mettere in discussione l'appartenenza all'ateneo".

Il commento di Mingozzi arriva dopo l'incontro di questa mattina al senato accademico sulla vicenda della campagna promozionale dei poli romagnoli universitari.

Sui manifesti della discordia, Mingozzi ha rimarcato che "è il quarto anno che realizziamo e autofinanziamo campagna promozionali" e che "i cartelloni del caso, come prevedeva il contratto, resteranno fino a giovedì o venerdì a seconda della città". Il vicensindaco ha conscluso sostenendo che "in ogni caso sarebbe stato impossibile coprirli".

Ieri sera alcune studentesse e ricercatrici, vestite in maniera tale da ricordare le eroine dei fumetti e autobattezatesi "Power Revenge", avevano protestato sotto al palazzo del Comune di Ravenna contro il manifesto pubblicitario di promozione dei poli distaccati dell'Università di Bologna (Ravenna, Cesena, Rimini e Forlì) che raffigura quattro giovani presentate come le "Fantastiche 4". La protesta, che ha coinciso con l'apertura di seduta del consiglio comunale, era stata annunciata da una lettera dell'"Associazione italiana dei giuristi democratici di Ravenna e Bologna", del "collettivo universitario femminista Figlie Femmine" della "Rete delle donne di Bologna" e di "Altra Città, lista di donne" nella quale si definivano i manifesti un'operazione di marketing sessista" in cui "è proposto un modello femminile estremamente eroticizzato, non pertinente con lo sviluppo di nessuna professionalità". E se ne chiedeva perciò agli assessorati competenti e al rettore Pier Ugo Calzolari la rimozione. Si invitavano inoltre alle scuse gli ideatori della campagna pubblicitaria e alle dimissioni, per le dichiarazioni finora rilasciate sul caso, il vicesindaco di Ravenna.

Quest'ultimo, dopo avere parlato con alcune delle manifestanti ribadendo "quanto finora ho già sostenuto", ha precisato che "le proteste mi sembrano un'esagerazione". E che i poli romagnoli hanno diritto a "una propria autonomia promozionale universitaria" soprattutto alla luce "degli ottimi numeri che li contraddistinguono".

 Argomento: Le Fantastiche 4 dell'università








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