Il primo a prendere carta e penna era stato lo stesso Pier Ugo Calzolari: per lamentarsi, si apprende, per lo stile della campagna, poco consono ai "canoni" dell'Alma Mater, e paventare possibili "danni" per l'immagine dell'ateneo. Ma Calzolari avrebbe anche richiamato alla necessità "per il futuro" di adottare meccanismi più sicuri di informazione e "cessione del logo" dell'Università.
In attesa che martedì si riunisca il Cda di ateneo, per fare chiarezza sul caso, Serinar, Fondazione Flaminia e Unirimini smentiscono però di aver organizzato il battage all'insaputa di Bologna. Gli incontri per pianificare la campagna ci sono stati, per quanto informali, confermano dalla Romagna.