ROMAGNA - La prossima volta dice che la tutina bianca se la mette lui, se la mette Massimo Giletti. Dopo “Le fantastiche 4” ci toccherà mica “Il fantastico Massimo”? Con un tocco da maestro di piacioneria, il piacionissimo torinese ha chiuso i quindici-minuti-quindici che Domenica In ha dedicato a quello che sul maxi schermo in studio era definito “il manifesto dello scandalo”. Quel manifesto pubblicitario - realizzato dall'agenzia Grafikamente di Forlì - dove due bionde e due more vestite di bianche e aderenti tutine rappresenterebbero “Le Fantastiche 4” che sarebbero poi le quattro sedi romagnole dell’univeristà di Bologna.
Un quarto d’ora all’interno de L’Arena, striscia di dibattito nel contenitore del pomeriggio domenicale di Rai Uno. Il tema di giornata è la velina. Insomma, si vuole stabilire se la tv sfrutta tette e culi fregandosene dei contenuti oppure no. E in studio, appollaiati sugli sgabelli o pigiati sulle tribunette, ci sono pensatori mica da poco. Due esperte del settore (leggi ex veline) come Laura Freddi e Miriana Trevisan, poi donna Assunta Almirante, Irene Pivetti, Klaus Davi, Maria Grazia Mattei.
Dopo mezzora in cui l’ex velina Miriana ci sconvolge dicendoci che le veline parlano - “Parliamo! Facciamo le telepromozioni che sono veri e propri scioglilingua”. Veri e propri -, il Giletti buca lo schermo guardando l'italica famiglia sagomata sul divano: “Facciamo entrare la carne”. Alla premiata macelleria Giletti, cavalcando sui tacchi, arrivano le quattro fantastiche. Tutina bianca di ordinanza, sguardo mangiauomini, capello vaporoso che è una meraviglia.
Giusto il tempo di far capire a te che stai a casa, con una carrellata, le forme delle fantastiche e si scatena il fuoco incrociato su Giannantonio Mingozzi. Il vicesindaco ravennate - volto un po' tirato tinto di un rossore da esordio televisivo - in studio rappresenta la Romagna nel consiglio di amministrazione dell'università. Esordiente sì ma mica timido: “Qui non si può parlare", sbotta quando lo interrompono. Ma c'è poco da fare: son giù legnate. Pivetti: “Questo manifesto mi disturba più delle veline". Lo studente tra il pubblico: “Nessuno si iscrive perché attirato dal manifesto". In sottofondo la voce dell'impomatato Davi che lancia stilettate fino alla controffensiva mingozziana: “La smetta di sentenziare". A difesa di Mingozzi arriva Giletti che chiude il quarto d'ora romagnolo: “La prossima campagna la faccio io". La fa lui, tranquilli.
Delle quattro fantastiche l’unica ad avere avuto il dono della parola, prima di Mingozzi, è stata Margherita Tassinari, la 24enne intervistata ieri da Romagnanoi.it. Studia biologia fisiopatologica, dice. E Giletti poteva sprecare l’assist? “Direi molto fisica e poco patologica”, gigioneggia il nostro che pare un vitellone da riviera. La nostra sbatte i ciglioni illuminando due occhi che ti spiazzano, ringrazia e sorride cercando di gestire alla bell'e meglio quel quarto di minuto di celebrità. La mora che nel manifesto fu bionda con la scritta Rimini sulle tette ci dice che dopo quella foto per lei la vita universitaria è stata dura: fischi e insulti e minacce dai compagni, trattamenti offensivi dai prof.
La martire del manifesto prova addirittura a farsi pasionaria e lancia la disobbedienza formato velina-studentessa: “Non pago più le tasse universitarie”. Eccotela. La rivoluzione dura il tempo che ci mette il prorettore Paola Monari a entrare in studio: le tasse le deve pagare anche la mora. Per gli insulti e le minacce che avrebbe ricevuto, la prof è dispiaciuta ma le tasse la signorina le ha da pagare e poche storie.
Andrea Alberizia