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Piede diabetico, come riconoscerlo e dove curarlo

Il professor Luca De Paola: “La lesione ulcerata può formarsi a livello del piede e della caviglia di persone affette da diabete mellito tipo 1 e tipo 2”

Piede diabetico, come riconoscerlo e dove curarlo
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29/agosto/2013 - h. 14.40

COTIGNOLA Assistenza specialistica, prevenzione medica, promozione del benessere e della qualità della vita. Questi i pilastri fondamentali e gli obiettivi portati avanti dal gruppo GVM Care & Research, fondato nel 1973 dal presidente Ettore Sansavini con l’acquisizione dell’ospedale Villa Maria di Cotignola. Da quella prima sfida la crescita è stata ininterrotta e il gruppo conta oggi 33 strutture diffuse in tutta Italia e all’estero. A distinguere GVM Care & Research è soprattutto l’alta specialità, sviluppata grazie alla continua ricerca, agli investimenti su macchinari innovativi e a un solido team di professionisti di fama internazionale. Fra i differenti fiori all’occhiello che spiccano nel gruppo un posto di rilievo è coperto senz’altro dal Centro per il trattamento del Piede Diabetico, avviato e coordinato dal Professor Luca Dalla Paola, medico chirurgo specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio, attivo dal 2010 al Maria Cecilia Hospital di Cotignola.

Il piede diabetico è una sindrome caratterizzata da ulcerazioni complicate da infezione e/o ischemia a carico degli arti inferiori nel paziente affetto da diabete mellito.
L’ iperglicemia cronica può danneggiare i nervi degli arti inferiori e dei piedi, provocando una riduzione della sensibilità e una alterazione anatomica che nel tempo può determinare deformità a carico del piede. Tali caratteristiche comportano il rischio di sviluppare proprio in queste aree (soprattutto la superficie plantare del piede e a livello delle dita) lesioni ulcerative che possono infettarsi e progredire verso condizioni molto gravi come la gangrena che a sua volta determina un elevato rischio di amputazione. Circa l’8-10% della popolazione italiana è affetta da diabete e il 15% di queste persone svilupperà nel corso della propria vita un’ulcerazione  a carico del piede. “La lesione ulcerata del piede diabetico può formarsi a livello del piede e della caviglia di persone affette da diabete mellito tipo 1 e tipo 2 - spiega il Professor Luca Dalla Paola - Più dell’80% delle amputazioni nel mondo occidentale vengono praticate nella popolazione diabetica e la lesione ulcerativa ne è il fattore di rischio più importante. Il piede del diabetico è un organo bersaglio delle complicanze croniche del diabete, a causa dell’iperglicemia cronica. L’ulcerazione può manifestarsi in differenti punti del piede, ed è ormai però scientificamente provato che più precoce è il riconoscimento e il conseguente trattamento, migliori sono i risultati clinici”.

Il piede diabetico si presenta in età particolari?
“Il ventaglio di età è molto ampio, può variare dai 30 anni fino a un’età più avanzata e dipende molto dallo sviluppo delle complicanze. Diciamo che incide particolarmente il numero degli anni di cui si soffre di diabete, è decisivo il modo in cui si tiene sotto controllo la malattia, più stabile e vicina ai livelli fisiologici  è la glicemia e minore è il rischio di sviluppare problematiche neuroischemiche”.

Qual è il rischio di una diagnosi tardiva?
“Una diagnosi tardiva, sbagliata o non idonea comporta la progressione delle lesioni del piede che possono arrivare a quadri particolarmente gravi che conducono all’amputazione o alla setticemia con elevato rischio di vita da parte del paziente. Proprio per questo è importantissimo che i casi siano valutati in centri specializzati. In tali centri la percentuale di salvataggio d’arto è molto elevata e può arrivare al 90%".

Quali sono i tempi dello sviluppo della malattia?
“Sono quadri che possono evolvere nel giro di pochi giorni oppure possono essere situazioni croniche presenti da molte settimane o mesi con progressione lenta".

L’importanza della prevenzione?
“In ambito di medicina generale è importante individuare i soggetti a rischio, individuando il grado di neuropatia, deformità e deficit circolatorio. Se il paziente risulta a rischio è necessario inserirlo in programmi dedicati. Inizialmente si interviene facendo utilizzare plantari e calzature che gestiscono la deformità. Importante è inoltre il controllo dei fattori di rischio quali il fumo, colesterolo, ipertensione”.

Come si distingue GVM dagli altri centri?
"Nel nostro centro seguiamo una serie di approcci chirurgici e medici avanzati, con tecniche di rivascolarizzazione percutanea, oltre a poter intervenire in sale operatorie innovative, utilizzando tecniche e strumentazioni all’avanguardia. Presso il nostro Centro a Maria Cecilia Hospital vengono utilizzate tecniche di ingegneria tissutale con possibilità di applicare protocolli molto conservativi evitando ampie demolizioni e ricostruendo i tessuti rimossi per l’ischemia e/o l’infezione".

Ogni anno quanti casi sono seguiti al Cecilia Hospital?
“Effettuiamo circa mille ricoveri all’anno, circa 9000 visite ambulatoriali, seguendo sicuramente i pazienti più complicati. La nostra unità operativa attiva dal 2010 è una struttura specialistica correlata con gli altri dipartimenti. A Cotignola è presente un team multidisciplinare che coinvolge cardiologi, chirurghi vascolari, radiologi e diabetologi esperti in tale patologia. L’approccio integrato in team multidisciplinari è l’unico modo per creare i presupposti di un trattamento efficace che aumenti le possibilità di salvataggio d’arto e mantenga ridotti e controllati i costi assistenziali riducendo i tempi di degenza”.

Ci sono novità riguardo alle cure?
“Sicuramente novità sta nell’approccio multidisciplinare da parte di specialisti “esperti” ma sicuramente l’utilizzo di nuove tecniche di rivascolarizzazione, nuovi approcci chirurgici mini invasivi, nuovi antibiotici efficaci contro ceppi batterici multiresistenti e la ingegneria tissutale sono molto importanti per un buon risultato clinico. In questi anni l’utilizzo della terapia a pressione negativa ha aperto nuovi scenari nel trattamento di questa patologia.

Come influisce la presenza di un imprenditore attento all’innovazione come Ettore Sansavini?
“Sicuramente da parte sua c’è stata la grande intuizione di creare un centro di eccellenza per la cura del piede diabetico in Italia, venendo incontro a una grave problematica del malato, che spesso ha difficoltà a trovare risposte. Nel giro di pochi anni il centro ha conquistato un’elevata attenzione del pubblico e risultati importanti in ambito di salvataggio dell’arto. Il centro è riconosciuto a livello mondiale e nel 2014 faremo un punto della situazione a Firenze confrontandoci con i più grandi esperti a livello internazionale, portando avanti un impegno per curare in modo sempre più efficace questa patologia”.

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