Romagna

Risse, sparatorie, aggressioni: la dura vita dell'infermiere

L'ultimo episodio a Rimini dove un operatore è stato preso a pugni da un ubriaco. Negli ultimi anni si stanno moltiplicando questi casi di violenza

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27/gennaio/2018 - h. 18.34

RIMINI - Fare l’infermiere, specie se si lavora in prima linea al pronto soccorso o al 118, è un mestiere non semplice. Dopo la rissa all’ospedale di Ravenna, dove un gruppo di rom un paio di settimane fa ha regolato i conti al pronto soccorso (per tacere di quanto avvenuto un anno e mezzo fa, quando sempre a Ravenna ci fu una sparatoria nel parcheggio), l’ultima storia di un infermiere aggredito viene da Rimini.

 

A raccontarla, sulle pagine del Resto del Carlino, è un esperto soccorritore del 118 Romagna. L’uomo è stato preso a pugni da un 47enne ubriaco. Ad avere bisogno dell’ambulanza era la ragazza dell’uomo che, in ia Regina Elena, era sanguinante. Il 47enne per - secondo quanto racconta l’infermiere - non voleva che la donna fosse aiutata e se le prese con l’operatore del 118. Quattro pugni in faccia e sono servite cinque persone per fermarlo. Andrà a processo il 12 febbraio. Il 47enne è un ex carabiniere napoletano, cacciato dopo una condanna per stupro e arrestato nel 2008 per tentato omicidio.

 

Secondo una ricerca dell'Ipasvi, il collegio degli infermieri, le aggressioni sono un pericolo da non sottovalutare. Emerge che le aggressioni non avvengono solo da pazienti esagitati ma anche da chi, in Pronto soccorso, è snervato dalle lunghe attese. Ci sono poi altri casi particolari: i parenti dei pazienti, che si trovano in una situazione di forte stress e non sempre capiscono le regole degli ospedali quando un loro caro è ricoverato, e reparti particolari come quello di psichatria. "Per ridurre le aggressioni - si legge nello studio -, sarebbe opportuno un programma di prevenzione valutando i rischi nei luoghi di lavoro, formando il personale con particolare attenzione alle competenze comunicative e informando l’utenza dell’esistenza di una politica aziendale di tolleranza zero alle aggressioni". Non è facile avere una dimensione del fenomeno perché - salvo casi particolari - gli infermieri tendono a non denunciare le aggressioni subite, comprendendo lo stato d'animo del paziente. Di certo, però, gli episodi che si moltiplicano in Romagna come in tutta Italia invitano a non abbassare la guardia su questa situazione.