La storia

"La mia vita cambiata dal Senegal, così ne ho portato un angolo in Romagna"

Silvia Quarneti è partita giovanissima per il Paese africano. Poi è tornata e ha aperto un negozio di successo che vende prodotti creati da una cooperativa del posto. E con parte dei ricavati aiuta i bambini

"La mia vita cambiata dal Senegal, così ne ho portato un angolo in Romagna"
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14/gennaio/2018 - h. 17.10

IMOLA - Il Senegal le ha stravolto la vita, sotto tutti i punti di vista. Da quando, appena ventunenne, partì per l’Africa sono tante le cose che sono cambiate per Silvia Quarneti, titolare del Senegal Market dove vende prodotti provenienti da una delle più magiche terre africane. Un’esperienza ben accolta dagli imolesi, a dimostrazione che anche tra due culture diverse, con l’amore e la tenacia si possono costruire ponti importanti.

 

Silvia partì per il Senegal una decina di anni fa. “All’inizio solo per circa tre settimane - ricorda - ma poi quando sono tornata in Italia mi sono accorta che quello che avevo mi calzava un po’ stretto. Così circa sei mesi dopo tornai lì e ci rimasi”. Il Senegal, racconta, “è un paese davvero di unione e le persone lo dimostrano giorno dopo giorno. Questo si può capire stando lì”. In Africa Silvia conosce suo marito. Dopo qualche anno in Africa, però, alcuni problemi familiari e la necessità di portare a termine la gravidanza spingono la giovane a tornare in Italia insieme al marito. Difficile però lasciarsi alle spalle quello che ormai è un pezzo di vita, così decidono di fondare una cooperativa di artisti e commercianti: “La necessità di lavoro era alta e noi non potevamo aiutare tutti. Per questo ho aperto la mia attività a Imola, una ditta individuale in grado di vendere i prodotti fabbricati in Senegal”. 

 

La strada era in salita “per via degli stereotipi”. L’intento della giovane imolese era quello di abbatterli “Volevamo fare capire - racconta - che l’Africa non è solo souvenir ma è una fonte incredibile di qualità e di prodotti meravigliosi. Inoltre volevamo avvicinare le persone ad una cultura che in fondo non è così lontana. Per qualche anno ho collaborato con la rete televisiva di Yossuou Ndour, noto cantante senegalese, facendo delle rubriche a tema ironico e di cucina. Trattavamo però anche temi della diaspora della migrazione nei centri di accoglienza italiani”. Insomma, mischiando leggerezza e serietà, Silvia ha trovato un modo di porre i problemi ma raccontare anche la parte più bella dell’incontro tra due Paesi.

 

All’inizio l’attività funziona con l’e-commerce e va avanti così per anni. Ma alla fine la giovane decide di  aprire un negozio che fosse anche punto di incontro e che permettesse alle persone di toccare con mano. Un passo su cui ha meditato molto, forse anche a causa di uno stereotipo che - questa volta - era tutto italiano: “Imola in fondo è piccola e temevo che ci fossero critiche e mancato interesse. Mi sono dovuta ricredere”. L’attenzione verso il negozio “è stata altissima, non solo grazie alla qualità dei prodotti - che, va ricordato, sono originari del Senegal - ma anche per le iniziative culturali organizzate”. Degustazione di infusi, aperitivi e - nel periodo più caldo - arriveranno le serate musicale. “Abbiamo tenuto anche una sfilata grazie all’abbigliamento creato dai nostri sarti”.

 

Con una percentuale delle vendite “creiamo degli eventi in Senegal, pranzi per i bambini della strade. L’ultimo appena creato è stato per Natale: abbiamo consegnato doni, distribuito zanzariere, abbigliamento e scarpe durante una giornata di giochi e musica”. Tutta la regione aiuta: “Son venute persone da Reggio Emilia a Cesena, non solo da Imola. Anche dal resto d’Italia abbiamo molti clienti. Penso che questo negozio non offra solo un prodotto ma la storia di un Paese”. 

 

Così, a dieci anni da quella vita che le stava stretta, Silvia ha finalmente creato il suo angolo di mondo nella sua terra, grazie al Senegal ma anche grazie ad Imola: “Io mi sono ricreduta molto su questa città. Le persone hanno partecipato tantissimo, vengono trovarci non solo per acquistare ma anche per chiacchierare, ascoltare storie dal’Africa o conoscere qualche piatto, magari er provare una cucina fusion tra Senegal e Romagna”. Perché tutte le belle storie, spesso da queste parti, finiscono a tavola.