Arte contemporanea

“Oltrepassi 201”, presto nella sede per cui è stato pensato (gallery)

Maria Cristina Ballestracci riesce nel suo progetto artistico ed etico. Lo presenterà il 21 giugno, a Matera

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18/marzo/2016 - h. 03.01

Il primo passo è fatto. Il progetto artistico di Maria Cristina Ballestracci, “Oltrepassi 201”, sta approdando nella sede per cui è stato pensato, Matera, Capitale europea della cultura 2019. Il 21 giugno l’artista naturalizzata romagnola (vive a Santarcangelo e lavora a Rimini) presenterà ufficialmente la sua idea alle autorità del luogo. Una idea particolarissima, sposata dalla giornalista Rai Giovanna Greco. Maria Cristina ha raccolto dalla spiaggia di Fiorenzuola di Focara, 201 scarpe. Proprio lì, dove l’Adriatico macera i ricordi, vomita il residuo di destini appena desunti. «Ho trascorso l’inverno del 2014 a pulire ogni scarpa a pensare di chi fossero quali storie hanno accompagnato questi passi. Ho contattato artisti, autori per spiegare e farli partecipi del progetto. Un progetto a cui lavoro ogni giorno con costanza». 21 scrittori hanno donato parole a ciascuna di queste scarpe riesumate dalla storia. Tra Marco Paolini e Lina Colasanto, tra Nada e Marcello Fois, tra Eraldo Affinati e Franco Arminio, c’è anche questo testo, pubblicato in anteprima, di Federico Scardanelli. Ci vediamo sotto con l’intervista.

“Mio padre è morto da 25 anni”.

“Lo so. Oggi compio gli anni”.

“Pensando di fare il bene, gli uomini compiono il male”. Non lo disse, regalò a se stesso questa frase. Suo padre era morto quando aveva dieci anni. Ma la verità sulla sua morte gli era stata rivelata dieci anni dopo. Suicidio. Allora, declinò la sorpresa, l’orrore, dicendo, “l’esito non cambia”. Da quel giorno imparò a mentire.

L’aveva portata a Farö, a visitare la casa di Ingmar Bergman. Il sole pietrificava la sua bellezza, la rendeva infinita. Le toccò il viso e pensò se sarebbe stato in grado di replicarlo, sul legno, sul vento. Il mare aveva rigurgitato tronchi sulla spiaggia. Sembravano giaguari. Immaginò l’era in cui i lupi trottavano su quell’isola.

“Ricordi perché tuo padre ha voluto che ti chiamassero Ingrid?”.

“Ricordamelo”.

“Ingrid Thulin. La musa di Ingmar Bergman”. Compiva 25 anni. Il padre era morto il giorno stesso della sua nascita. Un incidente casalingo, il gas, le dissero. Sembrava nordica, il viso duro, ma era nata a Torino.

“Bergman era un sessomane”, gli disse. La sua carriera universitaria aveva avuto una svolta qualche anno prima, quando aveva scoperto un testo drammaturgico inedito di Ingmar Bergman. S’intitola La sorella del Papa, Bergman immagina un pontefice che decide di ritirarsi in un convento, in un isola del Nord. Insieme alla sorellastra, molto più giovane di lui, che gode a seviziare. La protagonista di questo film atroce avrebbe dovuto essere Ingrid Thulin. Per questa scoperta, gli avevano assegnato una cattedra all’Università di Torino e a quella di Stoccolma. Gli uccelli galleggiavano a mezz’aria, stranamente simili a pesci.

“Dimmi perché ami ripetere il mio nome quando facciamo l’amore”, gli disse, nuda, più tardi. La notte costringe alle intimità, alle intimidazioni. Ma lui non le disse che lei, Ingrid, era la sua sorellastra. Ci aveva messo anni a trovarla, a sedurla. Era curioso. Se l’avesse messa incinta, il figlio sarebbe stato uguale a loro padre? Sarebbe nato un demente, un demone? Li avrebbe perdonati?

La purezza per scoprire il senso profondo delle cose. Nata a Vimercate, Maria Cristina Ballestracci è ormai “romagnola” da anni. Il suo lavoro artistico «è rivolto alla ricerca di una comunicazione, priva di ridondanza, in cui la purezza e l’essenzialità del segno colgano il significato più profondo delle cose». Tra i suoi lavori, i “Relitti”. Info: www.mariacristinaballestracci.com.

Federico Scardanelli