Ravenna

Folla a San Rocco per il funerale di don Ugo Salvatori

Il parroco morto a Ferragosto a 78 anni, da anni reggeva la parrocchia ravennate. Il vescovo: "Non aveva paura dei debiti per aiutare il prossimo"

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18/agosto/2020 - h. 18.30

RAVENNA - San Rocco gremita per i funerali di Don Ugo Salvatori, il parroco 78enne morto a Ferragosto a causa di un malore.  Nato il 12 ottobre 1941 a Roncalceci, don Ugo Salvatori è deceduto improvvisamente (probabilmente per un ictus) la notte del 15 agosto 2020. Sarà tumulato nella tomba di famiglia nel cimitero di Filetto (e di Roncalceci). Don Ugo fu ordinato presbitero il 24 giugno 1967 dall’allora Arcivescovo di Ravenna Cervia, mons. Salvatore Baldassarri. Dopo l’ordinazione, fu subito nominato vicedirettore dell’Opera S. Teresa e lo rimase fino al maggio 1974. Nel frattempo, divenne vicario parrocchiale di Madonna dell’Albero (dall’ottobre del 1968 all’agosto del 1970). E fu anche direttore del ricreatorio arcivescovile di Ravenna (dal maggio 1969 al settembre 1976). Dal 1969 al 1991 ha insegnato Religione presso il Liceo Scientifico “A. Oriani”, l’Istituto Tecnico per Geometri “C. Morigia” di Ravenna, il Liceo Linguistico Europeo. Con molti dei suoi alunni mantenne solidi rapporti fino ad oggi.

Per la prima volta fu nominato parroco a Ponte Nuovo, ereditando una situazione conflittuale molto difficile, dove rimase dal settembre 1970 al maggio 1974.  Poi fu parroco di S. Vitale dal maggio 1974 al novembre 1980. Contemporaneamente dal novembre 1974 al settembre 1978 fu nominato pro-Rettore del seminario di Ravenna, mentre i seminaristi erano al Seminario Regionale. Divenne infine Parroco di S. Rocco dal novembre 1980 ad oggi, quindi per quasi 41 anni. Mantenne anche un legame con le parrocchie di Longana (dal 1999) e di Roncalceci (dal 2009) come amministratore parrocchiale.  Era canonico della Cattedrale di Ravenna dal 1992 e Assistente spirituale di alcune associazioni di fedeli. Attualmente faceva parte del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori.

Il vescovo Lorenzo Ghizzoni durante l'omelia, ha ricordato "la quantità di compiti che gli furono assegnati, anche contemporaneamente, fin da giovane prete,  checi dicono come le sue potenzialità fossero già conosciute e come la sua storia sarebbe stata: un insieme di attività impegnative, di notevole responsabilità, con un coinvolgimento personale completo, senza timore di giocarsi in prima persona, anche rischiando molto, per compiere quel bene che aveva visto e deciso di fare. Anche i suoi limiti, mai negati, sono serviti al Signore che sa scrivere diritto anche sulle righe storte degli uomini. Ho constatato io stesso nei diversi dialoghi personali che mi chiedeva per affrontare problemi e ricevere sostegno o consigli, quanto cuore ci metteva nelle attività pastorali, educative, caritative, liturgiche, che aveva in gran parte iniziato lui e che portava avanti con l’aiuto di una schiera di volontari, di parrocchiani, di conoscenti che venivano da ogni parte della città, e coinvolgendo i tanti ospiti del dormitorio, della mensa, anche gli stranieri, gli immigrati, i carcerati. Si fidava dei poveri, insomma".

Molte persone in queste ore hanno voluto ricordare le sue attività e ringraziarlo, a iniziare dal Sindaco e dai rappresentanti di realtà ecclesiali e cittadine. "Ed è giusto farlo - ha continuato il vescovo - . La Chiesa parrocchiale di San Rocco e i suoi ambienti parrocchiali sono diventati un centro non solo per i fedeli, ragazzi o adulti, giovani o famiglie, che vengono per la preghiera, la catechesi, ma anche un luogo di accoglienza per le tante necessità dei più poveri. Ha ascoltato e accolto, aiutato e consigliato, consolato e guidato tante persone. Con lucidità, ironia, con una carica spirituale e una carità tipica del pastore". 

La sua attività assistenziale e caritativa "anche se poteva essere giudicata per alcuni aspetti troppo imprenditoriale e troppo autonoma, in realtà non è mai stata volta al profitto –lo testimoniano i debiti di cui non aveva paura–, ma è stata segnata fin dall’inizio del suo sacerdozio dalla spiritualità di don Lolli e dell’Opera di S. Teresa, di cui era un oblato. Era la carità generata dal desiderio di essere un “prete pastore” delle anime e dei corpi, dove le opere di misericordia corporale si assommavano a quelle di misericordia spirituale (Vangelo letto oggi). Con un occhio speciale per gli ultimi, ma anche per i suoi parrocchiani e per la città intera. Era la sua fede in Gesù Cristo, la sua preghiera liturgica e personale, la sua lettura approfondita della S. Scrittura, la sua adesione al cammino spirituale della Chiesa del Concilio, che gli permettevano l’apertura alla carità verso il prossimo, chiunque fosse, italiano o straniero, parrocchiano o carcerato. Non lo hanno ricordato in molti, ma i suoi parrocchiani sanno che d. Ugo ha fatto soprattutto “il parroco” attento al territorio –il borgo san Rocco– e ha dedicato molto del suo tempo alle tantissime celebrazioni, confessioni e agli incontri formativi. Ha dedicato la sua preparazione teologica e la sua attenzione ai fenomeni culturali ed ecclesiali per tenere aggiornata la sua comunità parrocchiale, le famiglie, i giovani. Su sua iniziativa, negli anni, aveva realizzato e gestiva con l’aiuto indispensabile delle Suore e dei volontari laici, la mensa di fraternità, il dormitorio Buon Samaritano, la casa di accoglienza per minori non accompagnati Arcobaleno, la scuola per stranieri. Accoglieva immigrati, stranieri, carcerati agli arresti domiciliari, altri impegnati nei lavori socialmente utili. Ha cercato casa e lavoro per tanti. Ha dato aiuti economici, anche quando era in rosso. Ha coinvolto anche me su alcuni casi di forte bisogno, favorendo anche la carità del vescovo".

 

Ripeto che ha sempre cercato un rapporto personale, pieno di rispetto e di obbedienza al Vescovo, anche quando gli ho chiesto le dimissioni ai 75 anni compiuti: le ha date e poi ha accettato volentieri di rimanere parroco ad nutum episcopi, ma aveva già individuato un’altra sistemazione per poter collaborare agli sviluppi delle opere di carità parrocchiali se fossero passate alla diocesi, con un altro parroco. 

Aveva voluto la Fondazione San Vincenzo de’ Paoli per la gestione della omonima scuola paritaria, e la Fondazione s. Rocco onlus, per gestire alcune case di riposo (ora due) pensate per dare un ambiente di famiglia agli anziani, sempre grazie anche all’aiuto delle diverse famiglie di Suore, che ha saputo coinvolgere in tutte le sue attività. 

 

Oggi don Ugo ci lascia una eredità bella, grande, molteplice, difficile da gestire. Soprattutto per una sola parrocchia e per un parroco. Abbiamo certamente l’aiuto dei tanti laici che negli anni lo hanno affiancato e che continueranno a dare il loro impegno. Ma ci vorrebbe un altro come lui! Certamente Gesù, il Buon Pastore che ama la sua e nostra Chiesa, e anche don Ugo dal cielo ci aiuteranno a fare discernimento su ciò che è meglio fare oggi per la diffusione del Vangelo della carità, per la vita della Chiesa di Ravenna–Cervia e per i bisogni della città. Ma le sue qualità, la sua intraprendenza, il suo coraggio e il suo carisma personale, ci mancheranno.