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FORLI' - Contro banche e sindacati, responsabili di remare contro, nella difficile lotta imprenditoriale per uscire dalla crisi. In particolare le prime "colpevoli" di dilungarsi e perdersi negli iter burocratici per concedere prestiti, i secondi di "terrorismo" nei confronti dei dipendenti. Così ecco il triste pensiero che imperversa tra i vertici della Celli Spa, azienda con sede in via Masetti a Coriano leader nel settore della produzione di macchine agricole: "Delocalizzeremo all'estero, magari in Corea, non è giusto buttare via decenni di lavoro per un sistema che pensa solo a sè stesso". Così dichiara Paolo Celli, erede del fondatore Alfredo, al quotidiano La Voce di Romagna (domani il pezzo integrale a firma di Roberta Invidia).

Per superare il periodo di crisi infatti, l'azienda, che occupa 50 addetti e ha un fatturato annuo da 13 milioni di euro con una filiale anche in Corea, si è rivolta a cinque banche, due nazionali e le restanti locali. Nonostante le certificazioni presentate per essere in regola e avere fiducia, l'azienda non ha ancora ricevuto risposta sulla richiesta di un prestito ponte di 1,2 milioni di euro. "Burocrazia e troppi livelli decisionali", cerca una spiegazione Celli. Poi i sindacati, in particolare la Cgil: "Siamo stati trasparenti - spiega al quotidiano - e in cambio abbiamo ricevuto un atteggiamento vergognoso che va dalla disinformazione a vere opere di terrore tra i dipendenti, fino a demotivarli e fargli rifiutare di fare lo straordinario che serviva per consegnare in tempo gli ordinativi di settembre".

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