L'estro delle distanze minimali

Lo stile in bianco e nero di Sergio Policicchio. Quando l'energia argentina si unisce armonicamente alla materia ravennate

L'estro delle distanze minimali
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07/aprile/2011 - h. 14.30

RAVENNA - Disegni stilizzati, bianco e nero e un intrinseco rapporto con il marmo. E’ la filosofia che muove la ricerca artistica di Sergio Policicchio, 25 anni, laureato all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e finalista al concorso MOMA (MyOwnMatserPiece), ideato da Umberto Cesari e promosso in collaborazione con Design Center Bologna, Accademia di Belle Arti di Bologna e Accademia di Belle Arti di Ravenna.

I cinque artisti, selezionati dalla prestigiosa giuria del premio – composta da Gianmaria Cesari, amministratore delegato della Umberto Cesari, Carlo Branzaglia, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, Graziano Spinosi, docente dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, Gianfranco Maraniello, direttore Mambo e Silvia Evangelisti, direttore artistico Artefiera - tra gli otre trenta studenti delle Accademie di Bologna e Ravenna, sono Elena Valentini con “Paper glass”, Hassanvandi Honaryar Nassim con “Amore-Vino-Bologna, Letizia Maestri con “L’armonia creativa”, Roberta Leonetti con “Nettare divino” e Sergio Policicchio, appunto, con “La più piccola distanza”. E proprio la distanza quasi millesimale contraddistingue le opere di Sergio: “Il disegno che ho presentato per MOMA nasce da una ricerca sulle etichette antiche di vini. Ho creato una serie di disegni che dialogano con il marmo. Il risultato è un disegno geometrico che gioca su distanze minime, realizzate con la china rossa”.

Sergio Policicchio è nato a Buenos Aires, poi nel 2004 è arrivato a Ravenna, ma nelle sue opere, l’Italia, Ravenna e l’Argentina sono perfettamente in armonia tra loro: “Il movimento, la terra, il suono e l’energia sono argentine - spiega Sergio - mentre il mosaico e la pietra rimandano a Ravenna. Mi sono innamorato di questo materiale quando mi sono iscritto all’Accademia. Qui ho iniziato un percorso vicino al mosaico che, inizialmente mi è stato imposto. E’ stata la tecnica del taglio della pietra ad affascinarmi e per me è diventata quasi una meditazione”.

Disegni stilizzati, bianco e nero e uno scambio continuo nella trasformazione della materia: “Quando lavoro su un supporto faccio piccoli interventi con tagli puliti e stilizzati - continua Sergio - E’ un po’ come se il mio intervento e il disegno che ho in mente dialogassero con il marmo. Il supporto costituisce anche le applicazioni nei miei mosaici, la mia è solo una ricerca di sfumature, dove il massimo scuro e il massimo chiaro è dato dal colore dello stesso materiale”. Il risultato finale è “un contrasto molto delicato, dove cerco sempre di attraversare la materia in modo profondo, senza modificare radicalmente il supporto stesso”. Quindi piccoli interventi che fanno parte della materia e, nonostante la modifichino “delicatamente, si inseriscono in una meditazione intrinseca, ma mai invasiva”.

Anna Budini