Il pensiero di un'artista "lumaca"

Prosegue il percorso de "Gli Artisti del Futuro". Con l'Apocalisse nel cuore, il mosaico nipponico di Kagyu. "Per il mio funerale sto preparando bottiglie in micro mosaico, ne ho create solo 130"

Il pensiero di un'artista "lumaca"
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17/marzo/2011 - h. 10.43

CERVIA - “Adesso che la campagna è brulla, torno a girarla; salgo e scendo la collina e ripenso alla lunga illusione da cui ha preso le mosse questo racconto della mia vita. Qui ogni passo, quasi ogn’ora del giorno, e certamente ogni ricordo più inatteso mi mette innanzi ciò che fui - ciò che sono e avevo scordato”. In queste parole de “La casa in collina” di Cesare Pavese si trova la poetica dell’arte di Makiko Yanagawa, in arte Kagyu (lumaca in giapponese), perchè la sua filosofia racchiude la progressione: dalla lentezza al ritardo consapevole.
Makiko è nata a Fukuoka-shi in Giappone e l’Apocalisse nipponica ha spazzato via la città dove vive la sua famiglia: “Stanno tutti bene per miracolo - racconta Makiko - ma sto attraversando un periodo molto brutto della mia vita, sono molto preoccupata anche se ho sentito i miei genitori e fortunatamente sono sopravvissuti al dramma che sta vivendo l’intera mia nazione”.

Tornando all’arte di Kagyu significa conoscere un’artista con un pensiero lento, scandito dalla realizzazione veloce, ma meditata di piccoli oggetti fatti a mano, realizzati con grande cura e manualità. Figlia di un giornalista, fin da piccola viaggia molto, poi decide di studiare scultura a Tokyo, ma attratta dal mosaico arriva in Italia, dove si iscrive al corso sperimentale in arti musive all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e si diploma con ottimi risultati. “A Ravenna ho realizzato micro mosaici dai tempi lunghi, con tessere piccolissime di un millimetro - spiega Makiko - Mi piace rappresentare immagini di animali: la cicala viva e la cicala morta, un animale fragile, dalla vita fragile, metafora del percorso di ogni essere umano”.

Nelle sue opere interviene la forma, che attrae Makiko, come ad esempio la forma del pollo e di altri animali che l’artista riesce a rendere dinamici, infatti ci mostra le cose come sono ma, rovesciandole e rivoltandole. Allo stesso modo realizza mosaici interni e dall’interno illuminati. Il mosaico diviene la pelle del corpo, la pelle interiore, non quella visibile esternamente. “La morte per me - continua l’artista - è il retro del mosaico, l’interno del pollo e il vuoto della frutta. La morte non si vede, ma come la luce possiamo immaginarla. Per il giorno in cui muoio vorrei fossero collocate piccole bottiglie di legno scolpite a mano e decorate solo nella minuscola etichetta, con tessere di micro mosaico. Ad oggi ho realizzato 130 bottiglie, ogni bottiglia è un giorno, l’azione eseguita in un giorno. Continuerò a scolpire bottiglie finché vivrò e se dovessi morire ora, sarebbero poche”.

Anna Budini