Alla ricerca del paradosso musivo

Nuovo appuntamento settimanale tra i talenti dell'Accademia di Belle Arti. I mosaici "morbidi" dell'artista Roberta Grasso: "Unisco la leggerezza dei tessuti agli smalti creando opere confortevoli"

Alla ricerca del paradosso musivo
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10/marzo/2011 - h. 11.15

RAVENNA - Un linguaggio artistico, non solo una tecnica, che ha fatto breccia nell’anima di questa artista per la sua natura lenta, intima, silenziosa, ma anche per la sua pesantezza e rigidità dovuta all’impiego di materiali tradizionali, come i marmi e gli smalti. Roberta Grasso, classe 1986, si è diplomata in mosaico all’Accademia di Belle Arti di Ravenna con 110/110 e lode, lo scorso febbraio e ha sempre cercato di “di rendere il mosaico il contrario di quel che può sembrare”. In questo modo è iniziata la sua personale ricerca artistica.

“Negli anni dell’Accademia ho conosciuto il mosaico, cogliendone alcune sfumature che mi hanno particolarmente intrigato - spiega Roberta Grasso - ho cominciato allora a sperimentare e ad unire la morbidezza e la leggerezza dei tessuti all’arte musiva. In questo modo, per ottenere mosaici morbidi al tatto, ho utilizzato materiali meno pesanti e, soprattutto, confortevoli. In altre parole ho lavorato sul concetto del paradosso musivo e dell’ossimoro”.

Sono nati così alcuni cuscini morbidi su cui sedersi o poggiarsi, rivestiti interamente con sottili tessere in marmo e smalto come ad esempio Marbido del 2009: “E’ un grande cuscino da poggiare per terra come avviene nell’Oriente islamico, con una cerniera e un bordino in passamaneria di seta - spiega Roberta - Il motivo decorativo che ho scelto di realizzare si ispira a decorazioni tessili Art Déco, mentre il titolo è una sintesi delle parole ’marmo’ e ’morbido’. Nel 2010 ho realizzato i Marshmallows, dei mosaici morbidi che riproducono i deliziosi dolcetti ingranditi. Ho utilizzato smalti che riprendono i colori pastello degli originali e anche il marmo Carrara bianco che, con la sua natura granulosa, ricorda lo zucchero. Per il Cuscino della suocera ho preso spunto da un cactus. Il nomignolo della pianta sembra trarre origini dalla fantasia popolare e rappresenterebbe il dono ideale da offrire ad una suocera poco amata su cui farla sedere. Ho giocato sul nome creando un’opera che vuole essere essenzialmente ironica. Il cactus è infatti diventato una seduta (un cuscino) in mosaico morbido posta in un vaso che, all’apparenza, potrebbe sembrare rigida e tagliente, ma in realtà è morbida e flessibile al tatto”.

Anna Budini