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CESENATICO - L'allarme era rientrato in un attimo, il tempo necessario per scongiurare una psicosi mediatica dagli effetti devastanti, un po’ come nel 1989 quando la mucillagine apriva regolarmente, in prima serata, i tigì della Rai. Il 14 luglio 2011, il cartello col divieto di balneazione a Cesenatico passò quasi inosservato, perchè - in poche ore - la balneazione tornò sicura, visto che le concentrazioni di Escherichia Coli, rilevate nello spicchio di mare davanti a Zadina, benchè leggermente al di sopra dei valori tollerati (640 ufc su un valore limite di 500), non costituivano più un pericolo per la salute. L’ordinanza più sofferta della fresca legislatura Buda durò appena 12 ore, troppo poco per creare danni all’industria turistica romagnola.

Ma oggi, con le spiagge vuote, è giusto parlare di pericolo scampato e, soprattutto, è giusto non dimenticare quel 14 luglio, nel quale l’immagine della nostra Riviera ha corso un serio rischio. Ecco perchè, al di là delle solite dissertazioni sulle strategie turistiche e promozionali più efficaci, l’imperativo per la prossima stagione dev’essere uno solo: interventi concreti per scongiurare il ritorno del temutissimo Escherichia Coli: “Finchè Rimini non risolve i suoi problemi in mare, il fenomeno dell’Escherichia Coli può tornare - spiega la dottoressa Carla Ferrari, responsabile della struttura oceanografica Daphne - e per provare a scongiurare la peggio, le amministrazioni delle località turistiche hanno due possibilità: intensificare i controlli periodici al depuratore, che vengono già eseguiti da Arpa; e allontanare meccanicamente dalla battigia, verso il mare aperto, le acque che si concentrano a riva con il batterio”. Di fatto quest’ultima azione venne messa in campo dalla Giunta Buda i giorni successivi al divieto. In quei giorni, infatti, vennero chiusi i sifoni del canale Tagliata, cosicchè l’acqua, proveniente dal depuratore, defluiva tramite il porto canale mediante delle pompe che la prelevavano dai corsi a monte del ponte del Gatto e la riversavano al di là della chiusa. Con questo intervento venne risolto il problema della balneabilità, infatti le acque si immettevano a livello dei moli, a 200 metri dalla spiaggia.

Anna Budini

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