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Eternit, un processo storico per le morti di amianto

Sono migliaia i morti e i malati di tumore fra gli operai e fra le persone che popolavano Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli

Eternit, un processo storico per le morti di amianto
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12/febbraio/2012 - h. 14.18

ROMA - Gli imputati sono il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, che secondo l'accusa meritano 20 anni di galera per migliaia di morti e malattie da esposizione all'amianto, minerale cancerogeno impiegato per un secolo a piene mani per proteggere le case dal calore e dal rumore, isolare caldaie, costruire i freni delle auto, potenziare vernici. Quello sul caso Eternit, che si chiuderà lunedì 13 febbraio, è un processo destinato a fare storia. Per i pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace, gli imputati, in diversi periodi della loro vita, avrebbero gestito la Eternit o società collegate e, quindi, sono responsabili dello scempio provocato dal minerale lavorato in quattro stabilimenti italiani della holding a partire dal 1952: Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Per loro, l'accusa è di disastro doloso.

Secondo la difesa, ancora negli Anni '60 gli scienziati non erano d'accordo sulla nocività dell'amianto, ma i dirigenti “rimasero choccati” quando, nel 1976, in un seminario in Germania vennero messi al corrente delle ultime scoperte, e Stephan Schmidheiny, che ereditò la carica in quel periodo dal papà, prese tutti gli accorgimenti tecnici possibili per limitare i danni investendo milioni. Mentre De Cartier fu solo un amministratore senza deleghe e senza capacità di intervenire sul fenomeno. Sono migliaia i morti e i malati di tumore fra gli operai e fra le persone che popolavano le quattro località. E è la prima volta che tra gli imputati non sono finiti solo i capi delle singole filiali, ma i vertici. Il processo Eternit, così come è stato costruito dalla procura di Torino, è anche un processo a un certo modo di guidare le multinazionali, un atto d'accusa ai super-dirigenti che non si preoccupano di quello che succede nelle filiali periferiche e che, anzi, minimizzano i problemi o fanno di tutto per nasconderli. Il dibattimento si è snodato attraverso 65 udienze, con 6.392 parti civili, tra il 2009 e il 2011. Per la sentenza, si attendono almeno 160 delegazioni da tutta Italia e dall'estero e sono previste misure straordinarie: il Palagiustizia apre due maxi aule da 250 posti e l'aula magna da 700, la Provincia ne mette a disposizione una da 316.