Salute

Sempre più anziani in regione: 500 milioni a sostegno del welfare

I dati del piano 2017-2019, oggetto del convegno in viale Aldo Moro

Sempre più anziani in regione: 500 milioni a sostegno del welfare
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09/gennaio/2018 - h. 18.20

BOLOGNA - Nel 2017 oltre 500 milioni di euro sono stati stanziati per sostenere il sistema di Welfare in Emilia Romagna. E' la somma delle risorse assegnate dal Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (FRNA) e dai fondi nazionali, che per il 2017 comprendono anche risorse per interventi e servizi provenienti dalla legge del "Dopo di noi" (legge 112/2016). La Regione ha messo a disposizione lo stesso finanziamento del 2016, offrendo ai territori una prospettiva di sviluppo con l'incremento di ulteriori 4 milioni di euro.
I dati sono stati comunicati oggi in viale Aldo Moro, a Bologna, dall'assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini nel corso del convegno "Prima della non autosufficienza: nuove forme di abitare sociale e domiciliarità". Al centro del dibattito, le politiche abitative, urbanistiche, sociali e sanitarie.

Il tema è di particolare interesse, considerato che in Emilia-Romagna la popolazione anziana che supera i 65 anni ha raggiunto il milione e gli ultra 75enni rappresentano oltre il 23% del totale dei residenti. In questo quadro realizzare soluzioni abitative in grado di garantire autonomia, coesione sociale e buona qualità della vita diventa cruciale. 
Nel 2016 oltre 15mila anziani sono rientrati nel programma di assistenza a domicilio e quasi 9mila hanno ricevuto un sussidio economico.  La cornice degli interventi sociali e sanitari per questa fascia di popolazione è data dal Piano sociale e sanitario regionale 2017-2019 e dal Piano di azione per la comunità regionale (PAR), entrambi finanziati perlopiù attraverso il Fondo regionale per la non autosufficienza, orientati al mantenimento dei malati e degli anziani non autosufficienti nelle loro case evitando, laddove possibile, il ricovero nelle strutture.

“La sfida della non autosufficienza sta diventando sempre più centrale in ogni agenda pubblica per due grandi motivi: quello più noto dell’invecchiamento demografico esponenziale e quello, meno conosciuto, dello sgretolamento delle reti familiari preposte alla cura degli anziani - ha sottolineato Elisabetta Gualmini -. Serve un cambio di paradigma- prosegue. Bisogna cominciare a ragionare in termini di domiciliarità permanente  anche in caso di non autosufficienza per allontanare sempre di più la sanitarizzazione spinta. Occorre - ha concluso - promuovere le condizioni per lanciare un piano regionale delle fragilità per i prossimi anni’.

Dalle “politiche per la casa” alle “politiche per l’abitare”. Garantire ai cittadini più bisognosi di assistenza l’accesso e la permanenza in alloggi dignitosi, coniugare bisogno di assistenza e disagio della solitudine delle persone gravemente malate e degli anziani non autosufficienti sono tra i principali obiettivi delle politiche abitative intraprese in questi ultimi dalla Regione Emilia-Romagna. In tal senso, per consentire alle persone più vulnerabili di vivere in un contesto “sostenibile”, sotto il profilo ambientale e sociale, la Regione Emilia Romagna ha istituto nel 2013, con una legge regionale, il Fondo per l’eliminazione e il superamento delle Barriere architettoniche. 

Grazie a questa misura nel 2017 sono stati stanziati 2 milioni di euro per eliminare gli ostacoli e adattare l'ambiente domestico- appartamenti e spazi comuni di edifici privati- alle esigenze delle persone con disabilità. Saranno 633 in tutta l’Emilia-Romagna le famiglie che, sulla base di uno specifico bando approvato dalla Giunta, hanno ricevuto i contributi a fondo perduto: 491 richieste riguardano persone totalmente invalide, 142 quelle con una invalidità parziale. Inoltre, la Regione è impegnata a sperimentare nuovi modi di abitare con soluzioni innovative come l’housing sociale, che ha la finalità di sostenere iniziative abitative a canoni moderati socialmente orientate e indirizzate principalmente a giovani coppie, studenti, anziani, famiglie monoreddito, immigrati e altri soggetti in condizione di svantaggio sociale ed economico. E ancora, grazie al Fondo sul “Dopo di Noi” si stanno realizzando progetti sperimentali di residenze in cohousing su misura per malati gravi e anziani non autosufficienti rimasti privi di supporto familiare.