Calcio

Rossi: "Io, il Cesena, il Diavolo"

Verso la sfida del Meazza con il portiere del record imbattibilità

Rossi: "Io, il Cesena, il Diavolo"

Sebastiano Rossi porta sulle spalle in trionfo Fabio Capello. E' il maggio 1995 e i rossoneri festeggiano il 15esimo scudetto

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19/febbraio/2015 - h. 11.24

CESENA - Un grande (anzi, un grandissimo) mito del Cavalluccio. Ma anche un pezzo di storia del Diavolo. Qualcuno osa forse dire il contrario? Ne ha di cose da raccontare, Sebastiano Rossi. Classe 1964, cesenate doc, l’ex portiere (anche) di Rondinella e Perugia, ha debuttato con il Cesena  il 3 settembre 1980, in una gara di Coppa Italia contro la Fiorentina. Ad appena 16 anni. Dopo quella precoce e fugace apparizione ha dovuto però aspettare il campionato 1986-87 per tornare sotto le luci dei riflettori in riva al Savio. Grande protagonista della terza magica cavalcata bianconera verso la A, Rossi è poi rimasto altri tre anni a difendere la porta della squadra della sua città. Nell’estate del 1990, dopo un fantastico tris di salvezze e con all’attivo 130 gettoni, ecco poi il trasferimento al Milan. Dove, in dodici anni, ha vinto tutto quello che c’era da vincere, o quasi (fra i suoi trionfi ci sono anche cinque Scudetti, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale). “Non mi piace vivere troppo di ricordi - confessa alla Voce di Romagna l’ex bianconero - al sottoscritto piace soprattutto guardare avanti, darsi nuovi obiettivi. Ma per questa volta farò un’eccezione…”.

Rossi, lei ha conosciuto il mondo prof quando praticamente era ancora in fasce…
“Avevo appena compiuto 16 anni quando Bagnoli mi reclutò per una gara di Coppa Italia. Eravamo al Comunale di Firenze. Io giocai tutta la ripresa. Emozione indimenticabile”.

Lei però, di emozioni indimenticabili, a Cesena ne ha vissute tante altre.
“Il primo trionfo arrivò nel 1982. In Primavera. Vincemmo il campionato. Con un ‘certo’ Arrigo Sacchi seduto in panca. Bella squadra, quella. In attacco c’era il mio amico Agostini. A centrocampo c’era Zoratto”.

Dici Rossi, dici San Benedetto del Tronto. Dici Lecce. Dici Mazzone.
“Avevo cominciato quella stagione nelle vesti di ‘vice’ di Dadina. Poi all’improvviso, a Messina, alla fine del primo tempo Bolchi decise di cambiare. La mia ‘vera’ storia in bianconero è cominciata quel giorno in Sicilia”.

Ribadiamo: dici Rossi, dici San Benedetto del Tronto….
“Quello spareggio fu l’epilogo finale di una stagione memorabile. Eravamo partiti malissimo, quell’anno. Bolchi era finito sulla graticola. Ma poi iniziò quella rimonta da urlo. Quel 2-1 con il Lecce fa parte dei miei ricordi più belli. Un cesenate che riesce a salire in Paradiso con la squadra della sua città: da brividi!”.

Per lei, sempre in riva al Savio, arrivarono poi tre grandi salvezze in serie A. La più bella?
“A Cesena, le salvezze, valgono tutte come degli Scudetti. Dunque…tutte belle. Anche se quella raccolta nel 1990 ha un sapore particolare. Riuscimmo a raggiungere il nostro obiettivo proprio all’ultima giornata. Contro il Verona. Vincemmo 1-0. Grazie a un gol siglato dal Condor a dieci minuti dalla fine. Quella volta siamo stati bravi e fortunati”.

Sulla panca bianconera, quell’anno, c’era Lippi. Che di lei dice ‘Rossi? Un grande portiere, un grande campione. Ma anche un campione di bugie sulla… pesca’.
“Ci sta (ride, ndc). Con Lippi avevo un bel rapporto. Sul campo e fuori. Lui era un pescatore come me. Ogni tanto, magari, quando mi chiedeva un resoconto su qualche mia battuta di pesca, io ingigantivo un po’ le cose…”.

La parata più bella sfoderata con addosso la maglietta del Cavalluccio?
“Una volta, al Manuzzi, dissi ‘no’ a una punizione di Maradona (correva il 30 ottobre 1988, ndc). Non so neppure io come ho fatto a prendere quella palla. Davvero, me lo chiedo ancora adesso come ho fatto…”.

Passiamo alla sua avventura alla corte del Diavolo. Il giorno più bello vissuto in casa rossonera?
“Col Milan ho vinto tanto, in Italia e in Europa. Ma voi non potete neppure immaginare qual è stata la giornata più bella di tutte”.

Siamo curiosi.
“Non dimenticherò mai il giorno che sono andato nella sede del Milan a firmare il contratto da Galliani. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Il Milan è sempre il Milan. E la prima volta non si scorda mai…”.

Lei, nella stagione 1993-94, è riuscito anche a strappare a Zoff il record di imbattibilità in A.
“Sono rimasto senza prendere gol per ben 929 minuti. Ed il bello è che quel record, da allora, non è stato più battuto. Anche queste sono soddisfazioni…”.

Il più grande allenatore che ha avuto?
“In carriera sono stato fortunato: ho lavorato con diversi condottieri di primissima fascia. Se però devo fare un nome faccio quello di Fabio Capello”.

Perché uno come ‘Seba’ Rossi, nonostante il suo immenso talento, non è mai riuscito a vestire la maglia azzurra? Colpa del suo carattere? O forse lei non aveva ‘sponsor’ importanti come Peruzzi o Pagliuca?
“Lasciamo perdere il discorso degli sponsor: perché secondo voi Galliani e Berlusconi non erano due sponsor importanti? Detto questo non saprei perché sono sempre rimasto fuori dal giro che conta: più che a me dovreste fare questa domanda ai C.t. di allora (soprattutto a Sacchi, ndc). Di sicuro quello della Nazionale è un rimpianto che mi porto dentro”.

Parliamo di un portiere di oggi. Di un portiere bianconero. Che ci dice di Leali?
“E’ un giovane interessante, un giovane con un buon potenziale. Forse un giorno arriverà lontano, però ora come ora mi sembra ancora un po’ troppo inesperto per la serie A. Questo almeno è il mio pensiero”.

Sarà dura, per questo Cesena, riuscirà ad evitare la B. La classifica parla chiaro.
“Il Cesena, 10 giorni fa, ha fallito un crocevia importantissimo: quello di Empoli. Quel brutto stop ha complicato tutto, e non solo perché si è ridato fiato a una diretta concorrente. La salvezza, per i bianconeri, ora come ora resta lontana. Anche dopo il pari con la Juve. Però la speranza è sempre l’ultima a morire. Secondo me con 34 punti ci si potrebbe pure mettere in salvo. Il Cesena è a quota 16, mancano 15 gare. 18 punti da fare sono tanti. Però mai dire mai. Bisogna crederci”.

Chissà se un giorno la rivedremo a Villa Silvia su un campo, vestito di bianconero. A ‘spiegare’ a qualche baby portiere qualche trucchetto del mestiere.
“In questo momento faccio ancora parte dello scouting del Milan: collaboro per la prima squadra e questa mansione mi piace. Per il futuro vedremo: di sicuro mi piace lavorare con i giovani e Cesena è... casa mia”.

Flavio Bertozzi