Cesena

Ippica, Il Tar rigetta il ricorso dei fantini

Regolari i Daspo spiccati dal Questore di Forlì-Cesena per la protesta all’Ippodromo del 27 giugno scorso

Ippica, Il Tar rigetta il ricorso dei fantini
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17/novembre/2015 - h. 11.14

Con un’ordinanza, il Tar Lazio ha confermato il Daspo per alcuni manifestanti che a giugno avevano invaso la pista dell’ippodromo di Cesena per protesta.

Un sit-in organizzato sui social network al quale partecipò un centinaio di persone. Una ventina di queste furono identificate dalla Polizia all’interno dell’ippodromo del Savio e per otto di loro, i più turbolenti, scattò il provvedimento Daspo (da D.A.SPO., acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive), spiccato dal Questore di Forlì-Cesena Sanna. Si tratta una misura per contrastare il fenomeno della violenza dove ci sono gare di sport. Così otto di questi personaggi arrivati perlopiù dalla Campania, per un anno non possono accedere in qualsiasi ippodromo italiano. E questi con gli ippodromi ci lavorano perché le persone colpite dall’ordine del questore, sono fantini o commercianti di cavalli.

“Il ricorso - si legge nel verdetto – ad un sommario esame proprio della sede cautelare, non appare assistito dal prescritto requisito del fumus boni iuris in quanto il provvedimento è congruamente e sufficientemente motivato con il riferimento al comportamento tenuto dai ricorrenti in occasione degli eventi occorsi nella serata di inaugurazione della stagione ippica dell’Ippodromo del Savio di Cesena, documentato dai filmati ripresi dal personale di Polizia; dal provvedimento non deriva un danno grave ed irreparabile poiché ai ricorrenti è comunque concesso l’ingresso all’interno degli impianti anche se con le dovute autorizzazioni”. Con questa motivazione il Tar Lazio ha respinto il ricorso presentato per l’annullamento del divieto di accesso ai luoghi, in Italia, ove si svolgono competizioni sportive con utilizzo di cavalli da trotto per la durata di anni uno e risarcimento danni, inflitto dalla Questura della Provincia di Forlì Cesena. Tutto si era consumato il 27 giugno scorso.

La protesta doveva destare grande clamore mediatico e si era poi scoperto che dietro c’era l’ombra della camorra che si era infiltrata nel mondo dell’ippica ed era presente quel giorno alla serata inaugurale dell’ippodromo del Savio. In quel momento, si ricorderà, i fantini “scioperavano” e chiedevano l’annullamento delle corse. Una buona parte dei manifestanti era stata identificata ai cancelli, ma alcuni erano riusciti ad entrare disponendosi a bordo dell’anello. Anche in questo caso la Polizia era riuscita a trovarli e a bloccarli, ma una decina di loro (in gran parte campani) all’avvio della prima corsa erano riusciti a scavalcare le recinzioni e bloccare la gara con un’invasione di pista.

La questura di Forlì aveva in seguito disposto il Daspo di un anno. Uno dei colpiti dal Daspo, un driver molto noto nel mondo dell’ippica, per gli inquirenti era collegato alla malavita organizzata campana. Mario Minipoli finì poi agli arresti domiciliari perché - secondo le accuse della Direzione investigativa antimafia di Napoli - era un uomo del boss Massimo Russo, detto “Paperino”, esponente apicale della fazione Schiavone dei Casalesi.

Simona Pletto