L'autocombustione di Cornelia Banti

A tre secoli di distanza ancora si parla della contessa cesenate, citata da Charles Dickens nella prefazione del suo Bleak House

L'autocombustione di Cornelia Banti
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02/luglio/2011 - h. 22.16

CESENA – Quasi tre secoli fa Cesena fu testimone di uno dei primi casi di autocombustione umana regolarmente registrato e con testimoni. Protagonista suo malgrado la contessa cesenate Cornelia Bandi, che da allora vede comparire il proprio nome su tutto ciò che è attinente a questi fenomeni. L'evento misterioso fece tanto clamore in Italia e all'estero che uno dei più celebri romanzieri inglesi, Charles Dickens, lo citò nella prefazione al suo quarto volume del suo Bleak House (la casa desolata) pubblicato a Londra nel 1853 a sostegno della sua convinzione che il corpo umano potesse ardere come una torcia per cause interne.

Siamo nella mattina del 15 o 21 marzo (l'unica cosa imprecisa è la data del mese, ndr) del 1731 e una delle dame più note della Cesena di allora fu trovata morta orribilmente bruciata nella sua camera da letto nella casa gentilizia di via Mazzoni a Cesena. Si trattava della contessa Cornelia Bandi nata Zangheri, nonna materna di colui che 44 anni dopo diventerà Papa col nome di Pio IV. Narrano le cronache dell'epoca che alla contessa, poco più che sessantenne, piaceva  bere qualche bicchierino di troppo e spesso, per certi disturbi fisici che l'affliggevano, seguendo i dettami della medicina di allora si bagnava con acquavite canforata. Si recò a riposare per la notte in tutta tranquillità senza far notare nulla di strano nel suo comportamento e nella sua salute. All'indomani, fatta una certa ora del mattino e non vedendola, una cameriera entrò nella stanza da letto della contessa dopo averla a lungo chiamata. Entrata venne subito colpita da un acre odore che esalava dall'ambiente, sembrandogli pure, nel buio, di camminare su una sostanza viscida e collosa che ricopriva il pavimento. Raggiunta una finestra ed aperta la tenda per fare luce fu colpita dall'orrore che vide. Il letto era vuoto con le coperte rialzate come se qualcuno ne fosse sceso, presso il caminetto si trovavano due gambe umane intatte e con le calze vicino la testa della nobildonna con il cervello e metà del cranio ridotto in cenere. Poco lontano giacevano tre dita di una mano annerite dal fumo, il resto del corpo ridotto ad un mucchietto di cenere. Il pavimento e il soffitto apparivano ricoperti e grondanti di una sostanza che venne definita “grassume” di colore giallastro, puzzolente.

La scena che vide l'allibita cameriera poteva essere stata causata da un incendio improvviso scoppiato nella stanza, ma molte cose fecero pensare da subito che se incendio fu, qualcosa di misterioso doveva essere successo. Il letto e tutti i mobili della stanza ricoperti di fuliggine ma intatti, alcune candele ed un lumino ad olio che la contessa usava per illuminare la stanza si erano consumati e spenti per mancanza di combustibile e non per altra causa. In più un incendio avrebbe distrutto tutto il corpo e non una parte di esso. A primo vedere sembrò che il fuoco si fosse sprigionato all'interno della cassa toracica di Cornelia Bandi per estendersi alla parte superiore del corpo, che in realtà appariva la più danneggiata e praticamente incenerita per poi spegnersi nella parte inferiore, difatti le gambe erano intatte e così le calze che le ricoprivano.

L'atrocità del caso e l'originalità dell'evento diedero campo a molte congetture. Ci fu chi parlò di un fulmine improvviso, anche se il tempo quella notte era normale, altri parlarono di effetti sulfurei mentre ci fu chi gridò al maleficio e all'intervento del diavolo prontamente smentito da chi conosceva bene la rettitudine morale della vittima. Tra i dotti di allora come Padre Ippolito Bevilacqua dell'Ordine Olivetano, il marchese Scipione Maffei di Verona e lo stesso canonico di Cesena Giuseppe Bianchini che redasse la relazione parlarono e furono certi di trovarsi di fronte ad un evento di “combustione spontanea” ovvero una causa interna sconosciuta che arde dall'interno il corpo lasciando intatto l'ambiente circostante.

Piero Pasini