Forlì

Marito "violento" assolto per legittima difesa

Sentenza a sorpresa: l’uomo ha percosso la moglie per tutelarsi dalla sua furia

Marito "violento" assolto per legittima difesa
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07/febbraio/2014 - h. 18.17

FORLI' - Marito assolto per legittima difesa. Era stato denunciato dalla moglie che lo accusava di percosse e quindi di essere violento. Il giudice ha dato ragione all’uomo e lo ha assolto per legittima difesa: come se avesse agito per difendersi in qualche modo dalla furia della consorte con la quale è in corso la separazione. Il verdetto del  giudice di pace che doveva valutare le accuse mosse dalla donna, che aveva sporto più di una denuncia, ha girato la frittata.

L’imputato è stato scagionato perché col suo comportamento è stato costretto a tutelarsi. Una sentenza che ha sicuramente colto di sorpesa la parte lesa, tutelata dall’avvocato Giovanni Principato e che per una volta ha dato ragione a un marito. E’ un caso rarissimo in Italia, se non unico: non ci sono precedenti, almeno negli ultimi anni, che un giudice assolva un marito per legittima difesa.

I due protagonisti sono di Forlì: lui, commerciante, di 49 anni, lei dipendente di un’azienda di servizi di 47 anni. La donna in più occasione è andata alle forze dell’ordine per segnalare le angherie subite dal coniuge fino a metterle nero su bianco e far partire un procedimento penale trattato dai giudici di pace competenti per il reato di percosse. L’uomo, difeso dagli avvocati Patrizia Graziani e Fabio Malpezzi, è riuscito a dimostrare che la vera furia era la moglie e che spesso, proprio per non litigare, si difendeva, oppure usciva di casa. Alcuni episodi hanno convinto il giudice di pace Francesca Pallotti a mandare assolto l’imputato con la singolare motivazione.

Di solito è il contrario, anche troppo frequentemente le parti sono invertite. Il giudice ha ravvisato che l’imputazione del marito sia da far rientrare nei casi previsti dalla legge per le formule assolutorie. In particolare quello della legittima difesa che rientra tra gli interesse prevalenti, dove in questo gruppo sono raccolte anche quegli episodi di “uso legittimo delle armi”, o “adempimento del dovere” e anche “stato di necessità”. Le cause di giustificazione del reato, dette anche scriminanti o cause di liceità, vengono definite come quelle particolari situazioni in presenza delle quali un fatto che altrimenti costituirebbe reato, non acquista tale carattere perché è la legge che lo impone o lo consente. Di certo questa sentenza resterà più unica che rara.