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Un emiliano in Romagna: Cesare fa tappa a Rimini

Il Logico Tour di Cremonini prosegue le sue rotte razionali: i romantici idilli delle origini cedono spazio vitale a mondi nuovi

Un emiliano in Romagna: Cesare fa tappa a Rimini
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14/ottobre/2014 - h. 11.48

<+nero>Cesare Cremonini<+cultura_ap> è il tipo stralunato e svagato che vince in scioltezza dando la sensazione di non impegnarsi troppo, con quella trascuratezza e sprezzatura di chi fa sembrare di essere lì sul palco per caso a suonare senza sforzo con naturalezza e spontaneità. Ha dichiarato lui stesso in varie interviste di avere cominciato a scrivere canzoni a scuola mentre l’insegnante spiegava: questo ragazzo emiliano era disattento alle lezioni ma già rapito da una voce che gli sussurrava piccole evasioni e nuove traiettorie della musica leggera. Con lui è stato eccitante “andare in giro per i colli bolognesi” con la 50 Special o immaginare “qualcosa di grande tra di noi che non può finire mai”, snocciolando in coro romantici “vorrei”. Cremonini ha saputo sempre cogliere quella scintilla nascosta nella psiche collettiva, facendola detonare nelle sue canzoni tramite sogni orecchiabili e ritmiche fantasie che si imprimono con facilità nella memoria, ritornelli semplici e immediati, ma anche arrangiamenti complessi e originali. Il <+corsivo>Logico Tour<+cultura_ap> di Cremonini prosegue le sue rotte razionali, mentre i romantici idilli delle origini cedono spazio vitale a mondi nuovi: il viaggio farà tappa al 105 Stadium di Rimini il 31 ottobre. Il concerto di Bologna del 6 novembre all’Unipol Arena registra già il sold-out. L’ultimo successo canoro che sta dilagando nelle radio è <+corsivo>Grey Goose<+cultura_ap>, testo in cui la dolcezza dell’innamoramento viene sventata e un approccio ben più rude e antiromantico sembra prendere ironicamente il sopravvento. 
<+nero>Avevamo già capito che lei non è un latin lover, ma con Grey Goose siamo proprio agli antipodi del romanticismo?<+cultura_ap>
(risata di Cremonini) “In effetti il contrasto concettuale è palpabile, anche se l’ironia predomina in entrambi i pezzi. In <+corsivo>Latin lover<+cultura_ap>, prendevo un po’ in giro me stesso, mentre in questo ultimo testo cerco di scardinare le convenzioni della canzone d’autore. Non amo l’artista che si compiace davanti allo specchio osservando una lacrima che cade”. 
<+nero>Si è mai ispirato agli esiti illustri della poesia contemporanea nella stesura dei suoi testi?<+cultura_ap> 
“Per me la poesia è un punto di riferimento. Trovo che sia il mezzo che più si avvicina alla verità. Anche la rima a volte è fondamentale per sottolineare un concetto e scandire una visione. Chiaramente io mi nutro di vari input, anche letterari, sempre nell’ottica di un allievo che ha tutto da imparare da questi grandi autori. Inoltre l’italiano è una lingua difficile; ai cantanti di lingua inglese si lasciano passare certe leggerezze e trasgressioni linguistiche che in Italia sarebbero giudicate più severamente: c’è una coscienza linguistica maggiormente diffusa. Per me il testo è fondamentale: l’innovazione passa dalle parole più che dalla musica, dove inventare qualcosa di nuovo è quasi impossibile.”.
<+nero>Scrivendo una canzone, visto il seguito di pubblico che l’ascolta, non sente a volte la responsabilità o il dovere di lanciare messaggi edificanti per influenzare positivamente la società con idee, modelli e aspirazioni nobili? O si limita a soddisfare il bisogno di un’evasione spensierata nel regno della musica? <+cultura_ap>
“Non mi pongo il fine di lanciare messaggi, ma quello che scrivo riflette in qualche modo ciò che sono: non sono un portatore di messaggi negativi, chi mi conosce sa come mi comporto, e io sono certo di non irradiare esempi nefasti. Talvolta scrivo col cuore abbandonandomi ad occhi chiusi al riemergere della vita vissuta. Mentre in altre occasione do un andamento più razionale alla mia scrittura, che diventa quasi scientifica nella sua ricerca creativa”. 
<+nero>Un emiliano in Romagna: si sente a casa o “quasi” a casa?<+cultura_ap>
“Io mi sento sicuramente a casa, anzi nella sua parte più bella ovvero nel giardino. Tra l’altro io ho vissuto a Cesena e ho passato spesso le estati a Riccione: in Romagna sono stato sovente anche per lavoro, per cui qui mi sento magnificamente a mio agio”. 
<+firma_in_coda>Emanuele Palli
Cesare Cremonini è il tipo stralunato e svagato che vince in scioltezza dando la sensazione di non impegnarsi troppo, con quella trascuratezza e sprezzatura di chi fa sembrare di essere lì sul palco per caso a suonare senza sforzo con naturalezza e spontaneità. Ha dichiarato lui stesso in varie interviste di avere cominciato a scrivere canzoni a scuola mentre l’insegnante spiegava: questo ragazzo emiliano era disattento alle lezioni ma già rapito da una voce che gli sussurrava piccole evasioni e nuove traiettorie della musica leggera. Con lui è stato eccitante “andare in giro per i colli bolognesi” con la 50 Special o immaginare “qualcosa di grande tra di noi che non può finire mai”, snocciolando in coro romantici “vorrei”. Cremonini ha saputo sempre cogliere quella scintilla nascosta nella psiche collettiva, facendola detonare nelle sue canzoni tramite sogni orecchiabili e ritmiche fantasie che si imprimono con facilità nella memoria, ritornelli semplici e immediati, ma anche arrangiamenti complessi e originali. 

Il Logico Tour di Cremonini prosegue le sue rotte razionali, mentre i romantici idilli delle origini cedono spazio vitale a mondi nuovi: il viaggio farà tappa al 105 Stadium di Rimini il 31 ottobre. Il concerto di Bologna del 6 novembre all’Unipol Arena registra già il sold-out. L’ultimo successo canoro che sta dilagando nelle radio è Grey Goose, testo in cui la dolcezza dell’innamoramento viene sventata e un approccio ben più rude e antiromantico sembra prendere ironicamente il sopravvento. 

Avevamo già capito che lei non è un latin lover, ma con Grey Goose siamo proprio agli antipodi del romanticismo?

(risata di Cremonini) “In effetti il contrasto concettuale è palpabile, anche se l’ironia predomina in entrambi i pezzi. In <+corsivo>Latin lover<+cultura_ap>, prendevo un po’ in giro me stesso, mentre in questo ultimo testo cerco di scardinare le convenzioni della canzone d’autore. Non amo l’artista che si compiace davanti allo specchio osservando una lacrima che cade”. 

Si è mai ispirato agli esiti illustri della poesia contemporanea nella stesura dei suoi testi? 

“Per me la poesia è un punto di riferimento. Trovo che sia il mezzo che più si avvicina alla verità. Anche la rima a volte è fondamentale per sottolineare un concetto e scandire una visione. Chiaramente io mi nutro di vari input, anche letterari, sempre nell’ottica di un allievo che ha tutto da imparare da questi grandi autori. Inoltre l’italiano è una lingua difficile; ai cantanti di lingua inglese si lasciano passare certe leggerezze e trasgressioni linguistiche che in Italia sarebbero giudicate più severamente: c’è una coscienza linguistica maggiormente diffusa. Per me il testo è fondamentale: l’innovazione passa dalle parole più che dalla musica, dove inventare qualcosa di nuovo è quasi impossibile.”.

Scrivendo una canzone, visto il seguito di pubblico che l’ascolta, non sente a volte la responsabilità o il dovere di lanciare messaggi edificanti per influenzare positivamente la società con idee, modelli e aspirazioni nobili? O si limita a soddisfare il bisogno di un’evasione spensierata nel regno della musica? 

“Non mi pongo il fine di lanciare messaggi, ma quello che scrivo riflette in qualche modo ciò che sono: non sono un portatore di messaggi negativi, chi mi conosce sa come mi comporto, e io sono certo di non irradiare esempi nefasti. Talvolta scrivo col cuore abbandonandomi ad occhi chiusi al riemergere della vita vissuta. Mentre in altre occasione do un andamento più razionale alla mia scrittura, che diventa quasi scientifica nella sua ricerca creativa”. 

Un emiliano in Romagna: si sente a casa o “quasi” a casa?

“Io mi sento sicuramente a casa, anzi nella sua parte più bella ovvero nel giardino. Tra l’altro io ho vissuto a Cesena e ho passato spesso le estati a Riccione: in Romagna sono stato sovente anche per lavoro, per cui qui mi sento magnificamente a mio agio”. 

Emanuele Palli