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"Felliniana"? Macché. Rimini è mostruosa

Cartoon club pubblica gli albi per collezionisti. In Riviera fioccano omicidi e vampiri. E pure Peppone

"Felliniana"? Macché. Rimini è mostruosa
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18/luglio/2015 - h. 11.23

Spiagge violente. Appuntamento consueto all’ombra matrona del Grand Hotel di Rimini, dove Cartoon Club, lo straordinario “Festival Internazionale del Cinema d’Animazione, del Fumetto e dei Games” si esalta attraverso gli albi speciali, una manna per i collezionisti, una ghiottoneria per i curiosi. Gli albi, a questo giro di boa (l’edizione è la numero 31, «sappiamo di essere matti», dice il direttore artistico della kermesse, Sabrina Zanetti, che rimarca, «nessuno viene pagato per fare questo lavoro, gli autori vengono gratuitamente», onore al merito), sono cinque e toccano tutti i lati di Rimini. Al di là del fumettone che onora i seicento numeri di Zagor (c’è la mano del forlivese Marco Verni) e quello che omaggia i 50 anni lavorativi di Alfredo Castelli «sceneggiatore insostenibile», <+nero>ci sono l’albo buonista, quello cult e quello vietato ai minori. 

Togliamoci di torno prima il primo. Trattasi di uno spin off del Don Camillo a fumetti, s’intitola Suor Filomena, in copertina si vede un Ponte di Tiberio che sfocia in una Rimini anni Cinquanta. La vicenda, tratta dai racconti di Guareschi, si risolve nelle colonie riminesi dove il trinariciuto Peppone invia il figlio, malaticcio, a pigliare aria di mare. Il sale della storia sono le inquietudini del bimbo, che domanda alla suora la ragione che regge l’universo: «debbo rispondere che al culmine di tutto l’universo c’è Stalin?», scrive, maliziosa, la donna di Dio a Peppone. 

L’albo vietato ai minori (per davvero) s’intitola Il ponte del diavolo, specula intorno a un mito metropolitano riminese (il patto tra l’imperatore Tiberio e il demonio intorno alla fabbrica del ponte), e mette in scena, in una Rimini livida e feroce, due tizi che sgozzano «con l’acciaio delle nostre baionette italiane», tredici nazisti. 

Le efferatezze continuano nell’albo più importante, dedicato a Dampyr, l’uccisore di vampiri creato 15 anni fa da quella fucina di eroi che è la Sergio Bonelli Editore. L’avventura In riva all’ignoto è ambientata intorno al porto di Rimini, con incipit maestoso (nuda, prosperosa, audace, l’ammazzavampiri è nel talamo di una suite del Grand Hotel con il tenente Poldark, s’incunea sinuosa nella doccia, ed è pronta, con una sciabola, a squartare un mostro), colpi di pistola ovunque e ridda di mostri. «E io che mi ostino a venire a Rimini in vacanza!», sospira l’allucinato Poldark. Rimini violentata dai mostri: che sia una metafora? Il disegnatore di Dampyr, Maurizio Ronsenzweig ha le idee chiare: «la dimensione onirica felliniana di Rimini si è smarrita. Ormai mi sembra di essere in via Torino a Milano, solo che c’è il mare». Chi non ha il fegato adatto si tranquillizzi, questa sera alle ore 22 Cristina D’Avena canta le sue canzoncine sul palco del Pala Cartoon.
 I fumetti torneranno a essere quelle quiete creature della tivù. 

(d.b.)