Cultura

Grandi spese per la cultura

Il Ministero ha sempre meno soldi. Ma non mancano le risorse per incarichi e collaboratori. Valgono quanto un Teatro nazionale

Grandi spese per la cultura
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09/dicembre/2015 - h. 01.15

Cronicamente (è cronaca) mancano soldi alla cultura. Ma non mancano certo i soldi per far funzionare l’ingegnoso apparato della cultura italiana, rappresentato dalla sigla mefostofelica Mibact. Il paradosso è tipicamente italico: per i cittadini non c’è cibo, ma per gli chef il menù contrattuale è ricchissimo. Non ci credete? Basta sfogliare la lista degli “Incarichi istituzionali nell’ambito degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro”. In totale, i beatificati dal Ministero, i cavalieri di Franceschini, si portano a casa 631.904 euro. Non sono un esercito, si badi, non sono nemmeno dodici come i discepoli di Cristo, sono soltanto in otto.

Paragonando la cifra con quella devoluta dal Ministero attraverso il Fondo Unico per lo Spettacolo, assistiamo al groviglio del grottesco: gli otto alfieri pubblici guadagnano molto di più di una compagnia teatrale, chessò, valgono più del Teatro de gli Incamminati di Franco Branciaroli (a cui quest’anno vanno 352.857 euro), più della compagnia di Umberto Orsini (finanziata con 248.736 euro), più della “Raffaello Sanzio” di Romeo Castellucci (a loro 328.254 euro), l’artista italiano più rappresentato a Parigi (ha aperto la stagione dell’Opéra national con la regia del Moses und Aron di Arnold Schönberg), molto di più della Compagnia Lombardi-Tiezzi (266.142 euro), ma perfino più di un intero teatro locale (il sistema Teatri di Bari si sostiene con 502.330 euro). Se poi ai collaboratori del Ministero aggiungiamo i “Consiglieri del Ministro nell’ambito degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro” (i quali, tutti insieme, sono sempre in otto, cifra tonda, fanno la bella cifra di 334mila euro) tocchiamo la vertigine culturale di 965.904 euro, a cui, però, andrebbe anche aggiunta la sfilza di “consulenti/esperti” del Ministero (nel 2014 erano in sette, tutti insieme hanno incassato 142.816 euro), e allora arriviamo al totale di 1.108.720 euro.

Quanto serve per far funzionare uno dei sette Teatri Nazionali (per capirci: lo Stabile di Napoli fa la stagione con 1.196.672 euro). Ecco, abbiamo capito tutto, l’ottavo teatro nazionale italiano, l’ottava meraviglia del Paese, è la compagnia dei collaboratori con il Ministero, con il Ministro Franceschini a far da direttore artistico. Quale spettacolo intendano proporci non si sa. Basta quello degli stipendi. Il Capo Ufficio Stampa? Vale più del “Quirinetta”. Fare il sub tra i beneficiati dal Ministero, tutti assunti a suon di decreti ministeriali, è come fare un tour intorno alla barriera corallina, una gita in gioielleria con il portafogli spennato. Il quarantenne Mattia Morandi, romano, è quello che guadagna più di tutti, fa il Capo Ufficio Stampa al Mibact. Laureato alla “Sapienza”, giornalista dal 2011, prima ha collaborato con l’Ulivo, poi è stato addetto stampa del Gruppo parlamentare del Pd alla Camera, poi il cursus honorum lo ha portato tra le braccia di Franceschini: era il suo portavoce all’epoca del Governo Letta, adesso ha l’incarico presso il Governo Renzi.

Come specifica il decreto, a Morandi «spetta un trattamento economico non superiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale per i giornalisti con la qualifica di redattore capo»: infatti, il nostro ha uno stipendio annuo da 44.966 euro. A cui va aggiunta, però, l’indennità di funzione di 55.033 euro. Totale: 100mila euro tondi. Tornando alle comparazioni, piglia più Morandi da solo di un teatro intero, più lui del “Quirinetta” di Roma (45.660mila euro per il 2015), che non era guidato da un guitto qualsiasi, ma da Antonio Calenda, tra i massimi registi d’Italia (già direttore dello Stabile del Friuli-Venezia Giulia, leggendario ideatore del Teatro Centouno con Gigi Proietti e Virginio Gazzolo). Ma sono messi bene, a solo titolo di esempio, anche Luca Giovanni Lioni, sardo, classe 1981, giornalista pubblicista, già Responsabile nazionale del Terzo settore per il Pd, che in qualità di “Portavoce del Ministro” (una specie di portabandiera dell’ugola d’oro di Franceschini) si piglia 70mila euro di stipendio; la trentina Giorgia Floriani (classe 1970), che come “Capo Segreteria del Ministro” porta a casa 77.509 euro e il “Segretario particolare del Ministro”, Giuseppe Battaglia, romano (classe 1960, nessun titolo di studio di prestigio, ma una carriera nei gangli del consiglio comunale e provinciale romano), che raggranella 74.251 euro. Credete, non è mai una questione di soldi. Ma di buon senso. Anzi, di bontà e basta. Il Ministero non ha soldi sufficienti a far grande la cultura italiana. Ma con quegli stessi soldi ingrassa. Il resto, l’etica come il prezzemolo, aggiungetela voi, a piacere.

(d.b.)