Disegno

La Biennale c’è ma la mostra di Fellini non c’è più

Oggi aprono tutte le 29 mostre della rassegna. Tranne quella dedicata ai disegni del “Casanova”. I permessi mancano

La Biennale c’è ma la mostra di Fellini non c’è più
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23/aprile/2016 - h. 15.33

La bellezza ha un prezzo, baby. Non fa a tempo a iniziare (oggi: ma quanto costa il biglietto, ma dove si piglia?) che il prezzo della Biennale del Disegno levita, giorno dopo giorno. A ieri, caricate in Albo pretorio altre tre determine di «impegno di spesa»: una da 5.777 euro (la n.778) l’altra da 5.965 euro (la n.830), la terza da 1.952 (la n.855). In un paio di giorni, spesi 13.694 euro, che sommati ai soldini che abbiamo conteggiato lo scorso articolo (57.708 euro) fanno un totale di 71.402 euro. Molto parziale. Non lo dico io, ma l’Assessore Massimo Pulini, il quale ha detto che si «fa tutto in economia», cioè, «ci si attesta intorno alla cifra spesa per la prima edizione, 365mila euro».

Ieri, intanto, il Comune, che ha già presentato la Biennale a Milano, ha preteso i servetti della stampa locale, noi, per un tour promozionale della mostra. E invitarvi, oggi, ad accorrere in massa. 

Accaniti fellinisti. Al di là dei consueti “favorini” elargiti agli amici dell’Assessore, cattiva (ma consueta) educazione democratica (il sodale Alessandro Giovanardi cura la mostra di Pino Pascali e di Giancarlo Valentini, mentre Sabrina Foschini è esposta all’interno del “Cantiere Disegno”), la vera notizia è che delle 29 mostre, una oggi non apre. Quella sui Disegni erotici. Studi per il Casanova di Federico Fellini. Come mai? Il problema è che «attendiamo i permessi dagli avvocati degli eredi», dice Giovanni Tiboni, proprietario dei disegni e curatore della mostra. Ergo: intanto non si possono pubblicare i disegni felliniani. E intanto la mostra rimane chiusa. Aprirà? Ne siamo fiduciosi, ma all’accanimento dei fellinisti non c’è mai fine. Probabilmente, si poteva prevenire il problema. Tra stupori e sbadigli.

Tutto il resto, come dice la canzone, è noia, perché era già tutto detto e squadernato. Certo, sarei ingiusto e omicida a non dire che le opere in mostra sono un miracolo di bellezza. In una teca, per dire, un Cristo di Guido Reni dialoga con Velo della Veronica di Claude Mellan, il Nudo virile del Guercino è superiore, i disegni di Francis Bacon (ma anche quelli, sconcertanti, di Capogrossi, di Lucio Fontana, di Romano Dazzi) sono mirabile, tanto quanto è scenografica Kiki Smith. Ma se è per questo, è un vanto avere dei pezzi dalla Collezione Ramo, al Castel Sismondo, dove c’è anche una antologica di Andrea Pazienza e gli elegantissimi ritratti del “Cenacolo Belgioioso”, ma anche “I Sironi di Sironi”. Una folle folla di mostre. Riassunta nella Donna che sbadiglia di Domenico Rambelli, che starebbe bene come copertina della Biennale. Così monstre da strappare stupori e un inseguimento di sbadigli.