Biennale del disegno

Nessuna autorizzazione per Fellini Erotico

Gli eredi non permettono di esporre i “disegni erotici” del regista. Per la Biennale del Disegno autogol clamoroso

Nessuna autorizzazione per Fellini Erotico
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27/aprile/2016 - h. 23.28

La maledizione felliniana. Ci spiace rompere le uova nel paniere dell’Assessore alla cultura. Partiamo con il dato di fatto: i primi due giorni della Biennale del Disegno sono stati un successo. Solo che la Biennale del Disegno si è tramutata in una mezza truffa. No, è vero, mezza è una esagerazione. Diciamo che un ventottesimo di Biennale è una truffa. Perché il prezzo del biglietto vale per tutte le mostre (una valanga) tranne una. E non una qualsiasi. La mostra è (era) una di quelle più attese. Prometteva di eccitare i voyeur e i cineamanti con i «disegni erotici» di Federico Fellini, tratti dal Casanova.

Qualcuno nella rete promozionale (locandine, articoli elogiativi, manifesti, interviste...) c’è cascato: diversi visitatori (uno proveniente da Milano, un paio da Parma, altri dalla Riviera) sono venuti alla Biennale proprio per Fellini. Ma l’accesso alla mostra è stato loro negato. Non fate i conti senza gli eredi. Ieri abbiamo fatto un giro al Museo della Città. I disegni felliniani sono appesi alle pareti, la mostra è allestita. Ma la porta è chiusa da un tavolo, con foglio sotto plastica: Esposizione in attesa di autorizzazione Siae. L’Assessore alla cultura Massimo Pulini, durante il tour atto a oliare di miele la penna dei giornalisti, ci aveva tranquillizzato, in settimana la mostra apre.

L’ottimismo di cartapesta è un vanto: la mostra felliniana non appare più neanche nel sito specifico della Biennale del Disegno (www.biennaledisegnorimini.it): di ogni mostra è pubblicata la concorde spiegazione, cliccando sull’esposizione dedicata a Fellini si sbatte in un mesto Nessun risultato. La spiegazione più lampante ce la offre Francesca Fabbri Fellini, «ogni evento, ogni cosa legata a Fellini ha bisogno dell’autorizzazione degli eredi, ma spesso si dà per scontato che si possa passare sopra gli aventi diritto». La Fabbri Fellini dà voce anche agli eredi della Masina, rappresentati dall’avvocato Carlo Patrizi. «Non abbiamo dato alcuna concessione».

Ma l’Assessore ci ha rassicurato in merito all’apertura... «non avendo dato autorizzazioni, presumo che la mostra non possa aprirsi». Prima conclusione: caro Comune, bisognava pensarci prima. Surreale (e non è un film). La seconda conclusione fa rima con la parola sconforto. Il patrimonio di Fellini non può essere ostaggio degli eredi, né delle pretese degli Assessori: è surreale che il Comune di Rimini detenga l’intero tesoro della fu Fondazione Fellini ma poi non possa aprire al pubblico una micromostra su disegni felliniani inediti (e assai interessanti). Poi non lamentiamoci se Fellini più che una gloria rischia di passare per una maledizione. Ci sarebbe da farne un film.

(d.b.)