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Che bella Rimini sotto i bizantini

Presentati gli straordinari albi di Cartoon Club. Al Grand Hotel dialogano Enrico Beruschi e il mitico Martin Mystère

Che bella Rimini sotto i bizantini
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17/luglio/2016 - h. 02.36

Una bella abitudine. Sono diventati una bella, golosa abitudine gli albi disegnati ad hoc per “Cartoon Club”, il festival del «cinema di animazione fumetto games» che fa di Rimini, nel circo scintillante del piazzale Fellini, il centro del mondo fumettistico italiano. Gli albi ufficiali sono 3, più 2 in allegato. Il più bello dovrebbe essere il Martin Mystère, che ha ormai alle spalle un bel mucchio di avventure con il Grand Hotel in sottofondo, e la potente firma di Alfredo Castelli in prima fila. Sui tavolini del Grand Hotel, a chiacchierare con Martyn Mistère, c’è il mitico Enrico Beruschi, in carne ossa al festival riminese; nelle quinte, un Andrea Lucchetta in forma di Frankenstein e Cristiano Militello che fa Dracula.

Un delizia, che prepara il grande evento: dal primo settembre la “collezione storica” del detective dell’impossibile sarà in abbinamento con la Repubblica. In verità, l’albo più bello è quello di Dampyr, L’emblema del drago, che scava, con aguzza competenza, nei gangli della Rimini medioevale, quella del VI secolo, stretta tra i Goti e i bizantini. La tavola iniziale (i disegni sono di Marco ‘Will’ Villa, astro nascente della Bonelli) è splendida, con l’Arco d’Augusto riprodotto in tutta la sua magnificenza; quanto alla storia, è atrocemente audace. «Rimini, come la luna, ha un lato oscuro. Enigmatico, quando non proprio inquietante. Qui vanno a braccetto mantelli e infradito, leggende oscure e Amarcord felliniani, sinistri sotterranei e spiagge tranquille, templari e vu’ cumprà», scrive, bravo, bravissimo, Paolo Guiducci introducendo l’albo.

Non male, a dire il vero, stando su questi temi, anche l’albetto di “The Cannibal Family”: il contesto, in questo caso, è la Seconda guerra mondiale, con i tedeschi che fan piovere proiettili e l’eroe che s’infila in cunicoli sotterranei. Sboccerà, grazie all’aiuto dello “scemo del paese”, dopo aver addentato un cadavere, in piazza Cavour, sulla mitica fontana “della pigna”. In calce, la versione avveniristica dei ‘fotoromanzi’ di un dì, S.p.a.a.r., «la prima photonovel italiana di fantascienza», ambientata totalmente in spazi dismessi (ed emotivamente speciali) del riminese, presentata al Teatro Novelli ieri sera. Vale la pena citare anche la striscia disegnata da Mauro Masi, riminese, e Davide Barzi, Pinturocchio, dedicata alla storia di Alex Del Piero. Da menzionare la battuta del neoriammesso Massimo Pulini, ora Assessore riminese alle arti, davanti a tre fanciulle cosplay (a questo giro, saranno in 1900 ad assediare il festival): «tradurre in vita dei disegni è un atto di interpretazione e di filologia...». Le tre, provenienti dalla Russia, lo hanno guardato inebetite.