Storia

Il 10 agosto processo a Giulio Cesare

I romani non avrebbero mai osato, i romagnoli sì: fu un sincero democratico o un tiranno? Brizzi accusa, Canfora difende

Il 10 agosto processo a Giulio Cesare
| Altro
N. Commenti 0

09/agosto/2016 - h. 01.39

Si ritorna a Villa Torlonia: mercoledì 10 agosto, alle ore 21, avrà luogo l’ormai
tradizionale “Processo” che negli anni ha visto radunate centinaia di persone per discutere se “assolvere” o “condannare” vari personaggi della storia italiana. Nato dalla mente di Gianfranco Miro Gori, che, oltre che poeta e studioso di cinema, è stato sindaco del paese che ha dato i natali a Giovanni Pascoli, l’evento non poteva che svolgersi in quella notte che, da quasi un secolo e mezzo, segna la storia della letteratura italiana. 
Era, infatti, il 10 agosto 1867 quando Ruggero Pascoli venne ucciso, mentre
tornava in calesse da Cesena a San Mauro: ignoto per la legge l’assassino, ben noto per le voci del paese, che tacque e con l’omertà protesse colui che sparò, spezzando la vita di una famiglia intera. 
Quest’anno al centro del dibattito sarà Giulio Cesare, sull’onda del processo che, nel 2013, chiese al pubblico presente a Villa Torlonia di scegliere se lo storico fiume attraversato da Cesare nel 49 a. C. era l’Urgòn-Pisciatello, l’Uso, o il Fiumicino (ovvero, dal 1933, l’attuale Rubicone). Il vostro cronista non può nascondere che in quella vicenda ebbe una parte, in quanto proprio io difendevo l’identificazione del Rubicone con l’Urgòn. Il pubblico premiò l’idea che esposi – e che era stata studiata insieme all’associazione cesenate “Pro Rubicone” – e del processo si occuparono giornali di tutto il mondo. 
Dopo un processo a Pellegrino Artusi (2014) e al Sessantotto (2015), Sammauroindustria e Miro Gori hanno deciso di tornare a parlare di Cesare.
Non più per discutere di fiumi, ma proprio per chiedere al pubblico se il grande personaggio storico sia stato un sincero democratico o un tiranno. Gli
organizzatori hanno deciso di convocare due dei partecipanti del processo del 2013, il sottoscritto e l’archeologa Cristina Ravara Montebelli, per accompagnare due pezzi grossi della storia antica, rispettivamente Giovanni Brizzi, docente all’Università di Bologna, che sosterrà le ragioni dell’accusa, e
Luciano Canfora (che ha fra le sue molte pubblicazioni proprio un saggio
dedicato al “dittatore democratico”) che sosterrà la difesa. 
Senza entrare nello specifico, dato che non vorrei essere accusato di usare queste pagine per scopi personali, c’è un aspetto che vale la pena sottolineare, e che valeva già per il precedente processo “cesariano”. La partecipazione a un tema che, apparentemente, avrebbe dovuto sollecitare solo la curiosità degli antichisti segnala il bisogno della storia, della riscoperta dei fenomeni storici, della loro importanza nella nostra quotidianità. In questo mondo moderno, o addirittura post-moderno (anche se questa definizione negli ultimi anni è sempre meno usata), ci si accorge con sorpresa che fra antichi e moderni appaiono sorprendenti punti di tangenza, che la nostra unicità non è poi, tutto sommato, così unica, e che, molte volte, cose che avevamo creduto essere state inventate da poco erano già note in antico. 
In fondo, parlare di questi temi significa riscoprire se stessi, un po’ come guardare vecchie foto di famiglia. E non è poco, anzi: può essere un ottimo rimedio per ricomporre la frammentarietà del vivere moderno. Appuntamento,
quindi, mercoledì sera alla Torre, a San Mauro Pascoli: se Cesare sia stato un dittatore o un democratico, lo deciderà il popolo: vox populi, vox Dei.
Paolo Turroni
Si ritorna a Villa Torlonia: mercoledì 10 agosto, alle ore 21, avrà luogo l’ormai tradizionale “Processo” che negli anni ha visto radunate centinaia di persone per discutere se “assolvere” o “condannare” vari personaggi della storia italiana. Nato dalla mente di Gianfranco Miro Gori, che, oltre che poeta e studioso di cinema, è stato sindaco del paese che ha dato i natali a Giovanni Pascoli, l’evento non poteva che svolgersi in quella notte che, da quasi un secolo e mezzo, segna la storia della letteratura italiana. Era, infatti, il 10 agosto 1867 quando Ruggero Pascoli venne ucciso, mentretornava in calesse da Cesena a San Mauro: ignoto per la legge l’assassino, ben noto per le voci del paese, che tacque e con l’omertà protesse colui che sparò, spezzando la vita di una famiglia intera. 

Quest’anno al centro del dibattito sarà Giulio Cesare, sull’onda del processo che, nel 2013, chiese al pubblico presente a Villa Torlonia di scegliere se lo storico fiume attraversato da Cesare nel 49 a. C. era l’Urgòn-Pisciatello, l’Uso, o il Fiumicino (ovvero, dal 1933, l’attuale Rubicone). Il vostro cronista non può nascondere che in quella vicenda ebbe una parte, in quanto proprio io difendevo l’identificazione del Rubicone con l’Urgòn. Il pubblico premiò l’idea che esposi – e che era stata studiata insieme all’associazione cesenate “Pro Rubicone” – e del processo si occuparono giornali di tutto il mondo. 

Dopo un processo a Pellegrino Artusi (2014) e al Sessantotto (2015), Sammauroindustria e Miro Gori hanno deciso di tornare a parlare di Cesare.Non più per discutere di fiumi, ma proprio per chiedere al pubblico se il grande personaggio storico sia stato un sincero democratico o un tiranno. Gliorganizzatori hanno deciso di convocare due dei partecipanti del processo del 2013, il sottoscritto e l’archeologa Cristina Ravara Montebelli, per accompagnare due pezzi grossi della storia antica, rispettivamente Giovanni Brizzi, docente all’Università di Bologna, che sosterrà le ragioni dell’accusa, e Luciano Canfora (che ha fra le sue molte pubblicazioni proprio un saggiodedicato al “dittatore democratico”) che sosterrà la difesa. 

Senza entrare nello specifico, dato che non vorrei essere accusato di usare queste pagine per scopi personali, c’è un aspetto che vale la pena sottolineare, e che valeva già per il precedente processo “cesariano”. La partecipazione a un tema che, apparentemente, avrebbe dovuto sollecitare solo la curiosità degli antichisti segnala il bisogno della storia, della riscoperta dei fenomeni storici, della loro importanza nella nostra quotidianità. In questo mondo moderno, o addirittura post-moderno (anche se questa definizione negli ultimi anni è sempre meno usata), ci si accorge con sorpresa che fra antichi e moderni appaiono sorprendenti punti di tangenza, che la nostra unicità non è poi, tutto sommato, così unica, e che, molte volte, cose che avevamo creduto essere state inventate da poco erano già note in antico. 

In fondo, parlare di questi temi significa riscoprire se stessi, un po’ come guardare vecchie foto di famiglia. E non è poco, anzi: può essere un ottimo rimedio per ricomporre la frammentarietà del vivere moderno. Appuntamento,quindi, mercoledì sera alla Torre, a San Mauro Pascoli: se Cesare sia stato un dittatore o un democratico, lo deciderà il popolo: vox populi, vox Dei.

Paolo Turroni