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Dylan secondo Glaser...

Alla Far una mostra “a costo 0” sul geniale artista. Il Comune promette ciò che non c’è

Dylan secondo Glaser...
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03/dicembre/2016 - h. 02.25

Le piccole bugie della cultura dalle gambe corte. Partiamo con il lato luminoso della faccenda. Grazie all’Assessore ‘alle arti’ Massimo Pulini la città di Rimini ha una bella mostra ‘natalizia’ «sostanzialmente a costo 0». I manifesti di Milton Glaser, «il Lewis Carroll della grafica», il grafico-artista che «ha messo i piedi di una M a bagno nel mare di Rimini» (copyright Pulini), firmando la “sirena di carta” del 1995 (che vagando sul sito di Glaser potete portarvi a casa: 200 dollari nuda&cruda, 300 dollari con la griffe del graphic), quello di “I
Love NY”, logo di diffusione planetaria, proviene da «una collezione di manifesti donati dall’artista all’Accademia di Belle Arti di Bologna» (dove l’artista si perfezionò, negli anni Cinquanta, studiando con Giorgio Morandi),
messi in mostra a Bologna nel 2010 poi «tornati nei depositi». 
L’Assessore, grazie ai rapporti intrattenuti con l’Accademia (è docente di prima fascia di Pittura, in aspettativa), ha ottenuto i manifesti, una settantina, di sicuro impatto («estrosi e favolistici», li dice Pulini, bellissimi). I turisti natalizi saranno felici. La piccola bugia è nel manifesto e nel pieghevole che illustra la mostra “Milton Glaser: il racconto manifesto” (in sede fino al 29
gennaio). Si ostenta il mitico profilo di Bob Dylan dai capelli coloratissimi. Un
ritratto indimenticabile e sfizioso, visto che Bob è il neolaureato Nobel per la
letteratura. Solo che poi entri alla Far e l’Assessore, candidamente, ti dice che «no, il manifesto di Bob Dylan non c’è». Ma allora... ci pigliate per il... 
La mostra, però, non finisce qui. Continua, ragionevolmente, al primo piano, squadernando gli Archivi della Modernità di Giorgio Conti, uno che «colleziono concetti». Il caleidoscopio di manifesti stordisce, si va da Folon che illustra i Mondiali di Calcio del 1982 alle locandine polacche (memorabili) di Edipo re di Pasolini e di Giulietta degli spiriti di Fellini. C’è pure un manifesto, griffato, di Arnaldo Pomodoro, relativo a una mostra milanese del
1974. E qui viene la piccola nota culturale. Qualche giorno fa Milano ha inaugurato la mostra, a Palazzo Reale, per festeggiare i 90 anni di Arnaldo Pomodoro.
Il geniale scultore, si sa, è nato a Morciano di Romagna e «per incarico del Comune di Rimini realizza una scultura in memoria di Federico Fellini, La grande prua» (così la sua biografia). I due, per altro, Fellini e Pomodoro, erano amici: Federico chiamava l’altro Arnaldino, e lo sfotteva, «le tue sculture rimarranno nel tempo, le mie pellicole invece sono destinate a deteriorarsi, a morire». Ricordare Pomodoro sarebbe stato necessario. Invece, promettendo ciò che non c’è, Rimini omaggia i 40 anni del logo “I Love NY” di Glaser. 
(d.b.)
Le piccole bugie della cultura dalle gambe corte. Partiamo con il lato luminoso della faccenda. Grazie all’Assessore ‘alle arti’ Massimo Pulini la città di Rimini ha una bella mostra ‘natalizia’ «sostanzialmente a costo 0». I manifesti di Milton Glaser, «il Lewis Carroll della grafica», il grafico-artista che «ha messo i piedi di una M a bagno nel mare di Rimini» (copyright Pulini), firmando la “sirena di carta” del 1995 (che vagando sul sito di Glaser potete portarvi a casa: 200 dollari nuda&cruda, 300 dollari con la griffe del graphic), quello di “I Love NY”, logo di diffusione planetaria, proviene da «una collezione di manifesti donati dall’artista all’Accademia di Belle Arti di Bologna» (dove l’artista si perfezionò, negli anni Cinquanta, studiando con Giorgio Morandi),messi in mostra a Bologna nel 2010 poi «tornati nei depositi».  

L’Assessore, grazie ai rapporti intrattenuti con l’Accademia (è docente di prima fascia di Pittura, in aspettativa), ha ottenuto i manifesti, una settantina, di sicuro impatto («estrosi e favolistici», li dice Pulini, bellissimi). I turisti natalizi saranno felici. La piccola bugia è nel manifesto e nel pieghevole che illustra la mostra “Milton Glaser: il racconto manifesto” (in sede fino al 29 gennaio). Si ostenta il mitico profilo di Bob Dylan dai capelli coloratissimi. Unritratto indimenticabile e sfizioso, visto che Bob è il neolaureato Nobel per laletteratura. Solo che poi entri alla Far e l’Assessore, candidamente, ti dice che «no, il manifesto di Bob Dylan non c’è». Ma allora... ci pigliate per il... 

La mostra, però, non finisce qui. Continua, ragionevolmente, al primo piano, squadernando gli Archivi della Modernità di Giorgio Conti, uno che «colleziono concetti». Il caleidoscopio di manifesti stordisce, si va da Folon che illustra i Mondiali di Calcio del 1982 alle locandine polacche (memorabili) di Edipo re di Pasolini e di Giulietta degli spiriti di Fellini. C’è pure un manifesto, griffato, di Arnaldo Pomodoro, relativo a una mostra milanese del1974. E qui viene la piccola nota culturale. Qualche giorno fa Milano ha inaugurato la mostra, a Palazzo Reale, per festeggiare i 90 anni di Arnaldo Pomodoro.

Il geniale scultore, si sa, è nato a Morciano di Romagna e «per incarico del Comune di Rimini realizza una scultura in memoria di Federico Fellini, La grande prua» (così la sua biografia). I due, per altro, Fellini e Pomodoro, erano amici: Federico chiamava l’altro Arnaldino, e lo sfotteva, «le tue sculture rimarranno nel tempo, le mie pellicole invece sono destinate a deteriorarsi, a morire». Ricordare Pomodoro sarebbe stato necessario. Invece, promettendo ciò che non c’è, Rimini omaggia i 40 anni del logo “I Love NY” di Glaser. 

(d.b.)