Musica

Tutto Šostakovič per il concerto di Yuri Temirkanov

Sul podio della Filarmonica di San Pietroburgo con il pianista Denis Matsuev

Tutto Šostakovič per il concerto di Yuri Temirkanov

Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo

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03/luglio/2017 - h. 10.47

Prima di approdare all’attesissimo concerto delle Vie dell’Amicizia, il pubblico che a ogni appuntamento sinfonico affolla il Pala de André martedì 4 luglio potrà godere di un’altra delle prestigiose orchestre che Ravenna festival ha scelto per dare forma e sostanza musicale al tema scelto per questa XXVIII edizione. Con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, diretta dal grande Yuri Temirkanov, che ne è direttore artistico e direttore principale da quasi trent’anni, si giunge così fin nel cuore del cartellone dedicato al centenario della Rivoluzione d’ottobre e, inevitabilmente, a ciò che ne è seguito. Sui leggii, infatti, opere di Dmitrij Šostakovič, protagonista emblematico del rapporto controverso tra il potere sovietico e l’arte: prima il Concerto per pianoforte, tromba e orchestra n. 1 op. 35, in cui il pubblico ravennate avrà occasione di conoscere Denis Matsuev, pluripremiato erede della mitica tradizione pianistica russa; poi la celeberrima Settima Sinfonia in do maggiore “Leningrado”.
Del resto, il compositore Dmitrij Šostakovič è indiscutibilmente una delle figure simbolo del lacerante rapporto tra artisti, intellettuali e regime sovietico, la cui vicenda umana e artistica è narrata nel romanzo di Julian Barnes, Il rumore del tempo, lo stesso evocativo titolo preso a prestito da Ravenna Festival, che però riporta anche all’omonima raccolta di prose brevi del poeta Osip’ Mandel’stam, vittima dello stesso regime. A Denis Matsuev - che dalla vittoria nel 1998 del prestigiosissimo Concorso Čajkovskij si è esibito con tutte le più grandi orchestre del mondo e che in Russia è divenuto un importante punto di riferimento per i pianisti più giovani – tocca la parte del solista nel Primo Concerto per pianoforte e tromba (la cui parte in questa occasione è eseguita dalla prima tromba dell’orchestra pietroburghese, Bogdan Dekhtiaruk). 
Composta nel 1933 ed eseguita per la prima volta il 15 ottobre dello stesso anno alla Sala Filarmonica di San Pietroburgo, allora Leningrado sotto la direzione di Fritz Stiedry: al pianoforte lo stesso autore, abilissimo solista (non va dimenticato che nel 1925 aveva ottenuto una menzione d’onore al Concorso Chopin di Varsavia), è una partitura che mette in luce il gusto inconfondibile dell’autore per la parodia. Il tono è scherzoso e scanzonato, nel segno di una gestualità vivida e graffiante e già l’Allegretto di apertura appare come una sorta di mosaico, formato da tessere interrelate, caratterizzate da diversi tempi, temi e atmosfere, tra cui si intravede anche una citazione dalla sonata Appassionata di Beethoven. Il tono di divertissement sembra confermato da una dichiarazione che lo stesso Šostakovič sembra aver rilasciato dopo la prima esecuzione: “Voglio difendere il diritto di ridere all'interno della cosiddetta musica seria. Quando gli ascoltatori ridono a un concerto con musiche sinfoniche mie non sono turbato, ma, al contrario, me ne compiaccio”. 
Certo è che a quell’epoca ancora non era uscito l’articolo sulla «Pravda» (nel gennaio del 1936) che avrebbe inesorabilmente segnato il suo difficile rapporto con il potere, ovvero con Stalin in persona, che in quel caso non aveva approvato la sua Lady Macbeth del distretto di Mcensk, accusata di antipopolare “formalismo”. Šostakovič si adatterà agli umori altalenanti dei potenti e con la Settima Sinfonia “Leningrado” riuscirà a incontrarne il favore. In realtà, seppure composta nel 1941 durante il lungo assedio appunto di Leningrado da parte dell’esercito nazista, per testimoniare la vitalità e la resistenza della città e del popolo russo, l’intento dell’autore, come si capisce dal suo epistolario, non era certo favorevole al regime: “Non ho nulla in contrario a chiamare Leningrado la Settima; in essa però non si celebra Leningrado assediata: la composizione è sulla Leningrado che già Stalin aveva distrutto e alla quale Hitler ha dato il colpo di grazia”.
Il concerto è reso possibile grazie al contributo di Confindustria Romagna.
Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org <http://www.ravennafestival.org>  
Biglietteria serale al Pala de André dalle ore 19: tel. 331 1795599
Biglietti: da 15 euro (ridotti 12) a 80 euro (ridotti 72)
‘I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari, 50% tariffe ridotte.
Il servizio navetta gratuito per il Palazzo de Andrè, realizzato in collaborazione con Start Romagna e con il contributo di Tecno Allarmi Sistemi, percorrerà 2 volte la tratta Stazione – Palazzo M. De André, con partenza da Piazza Farini, alle ore 20.15 e 20.30. Al termine dello spettacolo due corse riporteranno gli spettatori al capolinea.
Prima di approdare all’attesissimo concerto delle Vie dell’Amicizia, il pubblico che a ogni appuntamento sinfonico affolla il Pala de André martedì 4 luglio potrà godere di un’altra delle prestigiose orchestre che Ravenna festival ha scelto per dare forma e sostanza musicale al tema scelto per questa XXVIII edizione. Con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, diretta dal grande Yuri Temirkanov, che ne è direttore artistico e direttore principale da quasi trent’anni, si giunge così fin nel cuore del cartellone dedicato al centenario della Rivoluzione d’ottobre e, inevitabilmente, a ciò che ne è seguito. Sui leggii, infatti, opere di Dmitrij Šostakovič, protagonista emblematico del rapporto controverso tra il potere sovietico e l’arte: prima il Concerto per pianoforte, tromba e orchestra n. 1 op. 35, in cui il pubblico ravennate avrà occasione di conoscere Denis Matsuev, pluripremiato erede della mitica tradizione pianistica russa; poi la celeberrima Settima Sinfonia in do maggiore “Leningrado”. 

Del resto, il compositore Dmitrij Šostakovič è indiscutibilmente una delle figure simbolo del lacerante rapporto tra artisti, intellettuali e regime sovietico, la cui vicenda umana e artistica è narrata nel romanzo di Julian Barnes, Il rumore del tempo, lo stesso evocativo titolo preso a prestito da Ravenna Festival, che però riporta anche all’omonima raccolta di prose brevi del poeta Osip’ Mandel’stam, vittima dello stesso regime. A Denis Matsuev - che dalla vittoria nel 1998 del prestigiosissimo Concorso Čajkovskij si è esibito con tutte le più grandi orchestre del mondo e che in Russia è divenuto un importante punto di riferimento per i pianisti più giovani – tocca la parte del solista nel Primo Concerto per pianoforte e tromba (la cui parte in questa occasione è eseguita dalla prima tromba dell’orchestra pietroburghese, Bogdan Dekhtiaruk). 

Composta nel 1933 ed eseguita per la prima volta il 15 ottobre dello stesso anno alla Sala Filarmonica di San Pietroburgo, allora Leningrado sotto la direzione di Fritz Stiedry: al pianoforte lo stesso autore, abilissimo solista (non va dimenticato che nel 1925 aveva ottenuto una menzione d’onore al Concorso Chopin di Varsavia), è una partitura che mette in luce il gusto inconfondibile dell’autore per la parodia. Il tono è scherzoso e scanzonato, nel segno di una gestualità vivida e graffiante e già l’Allegretto di apertura appare come una sorta di mosaico, formato da tessere interrelate, caratterizzate da diversi tempi, temi e atmosfere, tra cui si intravede anche una citazione dalla sonata Appassionata di Beethoven. Il tono di divertissement sembra confermato da una dichiarazione che lo stesso Šostakovič sembra aver rilasciato dopo la prima esecuzione: “Voglio difendere il diritto di ridere all'interno della cosiddetta musica seria. Quando gli ascoltatori ridono a un concerto con musiche sinfoniche mie non sono turbato, ma, al contrario, me ne compiaccio”. 

Certo è che a quell’epoca ancora non era uscito l’articolo sulla «Pravda» (nel gennaio del 1936) che avrebbe inesorabilmente segnato il suo difficile rapporto con il potere, ovvero con Stalin in persona, che in quel caso non aveva approvato la sua Lady Macbeth del distretto di Mcensk, accusata di antipopolare “formalismo”. Šostakovič si adatterà agli umori altalenanti dei potenti e con la Settima Sinfonia “Leningrado” riuscirà a incontrarne il favore. In realtà, seppure composta nel 1941 durante il lungo assedio appunto di Leningrado da parte dell’esercito nazista, per testimoniare la vitalità e la resistenza della città e del popolo russo, l’intento dell’autore, come si capisce dal suo epistolario, non era certo favorevole al regime: “Non ho nulla in contrario a chiamare Leningrado la Settima; in essa però non si celebra Leningrado assediata: la composizione è sulla Leningrado che già Stalin aveva distrutto e alla quale Hitler ha dato il colpo di grazia”.

Il concerto è reso possibile grazie al contributo di Confindustria Romagna.Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org <http://www.ravennafestival.org>  
Biglietteria serale al Pala de André dalle ore 19: tel. 331 1795599Biglietti: da 15 euro (ridotti 12) a 80 euro (ridotti 72)‘I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari, 50% tariffe ridotte.

Il servizio navetta gratuito per il Palazzo de Andrè, realizzato in collaborazione con Start Romagna e con il contributo di Tecno Allarmi Sistemi, percorrerà 2 volte la tratta Stazione – Palazzo M. De André, con partenza da Piazza Farini, alle ore 20.15 e 20.30. Al termine dello spettacolo due corse riporteranno gli spettatori al capolinea.