Imola

Mercatone Uno, lo sciopero e la Regione

L'assessore Costi e il sindaco Manca e la “forte preoccupazione per i lavoratori e il futuro del Gruppo”

Mercatone Uno, lo sciopero e la Regione
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28/marzo/2015 - h. 12.17

IMOLA - “C’è massima attenzione, da parte della Regione e delle istituzioni locali, sul futuro del Mercatone Uno. La tensione è grande, ne siamo perfettamente consapevoli. Ma noi non lasceremo soli i lavoratori”. In vista dello sciopero nazionale proclamato dai sindacati il primo aprile, in concomitanza con la seconda riunione del tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo Economico, l’assessore alle Attività produttive della Regione Palma Costi e il sindaco di Imola Daniele Manca ribadiscono la “forte preoccupazione per i lavoratori e il futuro del Gruppo”, la cui sede direzionale è proprio a Imola.

“Saremo presenti al prossimo incontro al ministero - prosegue Costi - ci auguriamo sia un incontro che faccia chiarezza e porti elementi risolutivi per la trattativa. Dopodiché, riconvocheremo subito il tavolo regionale: buona parte del gruppo è in Emilia-Romagna: parliamo di quasi mille occupati diretti, più i lavoratori delle aziende dell’indotto”. Come presidente di Anci Emilia-Romagna “non mancherò - sottolinea Manca - di coinvolgere tutti gli altri Comuni, che sono sede di punti vendita del Gruppo, sullo stato della trattativa”.

La nota della Regione arriva 48 ore le dichiarazioni dell'azienda a commento dello sciopero indetto dai sindacati, in quello che nell'Imolese, e ovviamente non solo, sta diventando l'ennesimo braccio di ferro tra dirigenza e rappresentanze sindacali. Un film che ha riguardato diverse delle principali realtà economiche del territorio, tra valutazioni di pretese e necessità. “Non possono essere messi in discussione gli sforzi e l’impegno dell'azienda per salvaguardare l'occupazione e il sostegno al reddito del personale - avevano informato dalla Mercatone Uno - di cui si è anche dato atto, nel tempo, sia di fronte agli Enti territoriali interessati, sia ai Ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico”. “Intendiamo richiamare tutti ad un grande senso di responsabilità. Le trattative con i potenziali investitori - conclude il management - sono in una fase molto delicata, nella quale è essenziale garantire l’equilibrio per arrivare ad una soluzione positiva della procedura in corso”.

Il fronte sindacale chiede garanzie per il futuro dei lavoratori.
"Negli ultimi anni l’azienda ha attraversato una profonda crisi, con un debito di oltre 400 milioni di euro con le banche: a settembre dello scorso anno presentando un piano di risanamento e ristrutturazione industriale hanno ottenuto un finanziamento di 25 milioni - ha detto Sabina Bigazzi, segretaria nazionale di Filcam Cgil - ma la situazione è precipitata in fretta. Chiediamo all’azienda prima di tutto chiarezza, trasparenza e una forte assunzione di responsabilità. Questi lavoratori non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale e, in caso di fallimento, i compensi non ricevuti sarebbero trattati alla stessa stregua dei crediti vantati da banche e fornitori".