Disabilità

Legge 104 anche per i conviventi

Chi vive con la persona disabile e che se ne occupi, usufruisce dei tre giorni di permesso

Legge 104 anche per i conviventi
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13/ottobre/2016 - h. 01.30

Novità nel tema dei tre giorni di permesso previsti dalla legge 104/1992 derivano da una recente, 23 settembre 2016, della Corte Costituzionale. Sono ammessi fra i beneficiari dell’assistenza ai disabili anche al convivente more uxorio e non solo al coniuge ed ai parenti affini. Vengono detti conviventi more uxorio quelle coppie ormai stabili che, pur non essendo legate da regolari nozze, hanno iniziato un rapporto di convivenza duraturo, con il compagno dell’altro sesso, basato sugli stessi capisaldi del matrimonio (obbligo di fedeltà, di reciproca contribuzione economica,materiale e morale, ecc.). 
Per semplificare si tratta di quelle coppie che si considerano alla pari di una famiglia normale, pur senza aver mai celebrato matrimonio. Secondo la più recente giurisprudenza le coppie di fatto,, hanno gli stessi diritti e doveri (l’uno nei confronto dell’altro) delle coppie che hanno celebrato matrimonio. Ciò ha aperto la porta non solo agli ormai noti contratti di convivenza, ma anche a un’estensione delle norme pubblicistiche riconosciute agli sposati.
Come noto, ricordiamo, che la legge 104 attribuisce tre giorni al mese di permesso dal lavoro, regolarmente retribuiti dall’Inps, ad ogni dipendente che assiste familiari con gravi handicap. La legge del 1992 dice che possono fruire di tre giorni di permesso mensili retribuiti e coperti da contribuzione
figurativa, i lavoratori dipendenti pubblici e privati che assistono una persona con handicap in situazione di particolare gravità a condizione che sia: coniuge, parente entro il secondo grado, parente di terzo grado in caso i genitori o coniuge abbiano compiuto i 65 anni, oppure essi stessi siano portatori di patologie, o siano mancati. 
Ricordiamo che sono parenti di primo grado: genitori e figli; di secondo grado: nonni, nipoti (figli di figli) e fratelli; di terzo grado: bisnonni, zii (fratelli dei genitori), pronipoti (figli dei figli dei figli) e nipoti ( figli dei fratelli). Ecco la sentenza della Corte Costituzionale 213/2016 ha stabilito il rilevante principio secondo cui al convivente della persona disabile, che se ne occupi, il diritto di usufruire dei tre giorni di permesso. Se sussistono dubbi o necessità in merito l’Associazione 50&PIU’ può essere interpellata gratuitamente, i propri uffici sono presso le sedi di Ascom di ogni città romagnola.
Ottavio Righini
Novità nel tema dei tre giorni di permesso previsti dalla legge 104/1992 derivano da una recente, 23 settembre 2016, della Corte Costituzionale. Sono ammessi fra i beneficiari dell’assistenza ai disabili anche al convivente more uxorio e non solo al coniuge ed ai parenti affini. Vengono detti conviventi more uxorio quelle coppie ormai stabili che, pur non essendo legate da regolari nozze, hanno iniziato un rapporto di convivenza duraturo, con il compagno dell’altro sesso, basato sugli stessi capisaldi del matrimonio (obbligo di fedeltà, di reciproca contribuzione economica,materiale e morale, ecc.). 

Per semplificare si tratta di quelle coppie che si considerano alla pari di una famiglia normale, pur senza aver mai celebrato matrimonio. Secondo la più recente giurisprudenza le coppie di fatto, hanno gli stessi diritti e doveri (l’uno nei confronto dell’altro) delle coppie che hanno celebrato matrimonio. Ciò ha aperto la porta non solo agli ormai noti contratti di convivenza, ma anche a un’estensione delle norme pubblicistiche riconosciute agli sposati.

Come noto, ricordiamo, che la legge 104 attribuisce tre giorni al mese di permesso dal lavoro, regolarmente retribuiti dall’Inps, ad ogni dipendente che assiste familiari con gravi handicap. La legge del 1992 dice che possono fruire di tre giorni di permesso mensili retribuiti e coperti da contribuzionefigurativa, i lavoratori dipendenti pubblici e privati che assistono una persona con handicap in situazione di particolare gravità a condizione che sia: coniuge, parente entro il secondo grado, parente di terzo grado in caso i genitori o coniuge abbiano compiuto i 65 anni, oppure essi stessi siano portatori di patologie, o siano mancati. 

Ricordiamo che sono parenti di primo grado: genitori e figli; di secondo grado: nonni, nipoti (figli di figli) e fratelli; di terzo grado: bisnonni, zii (fratelli dei genitori), pronipoti (figli dei figli dei figli) e nipoti ( figli dei fratelli). Ecco la sentenza della Corte Costituzionale 213/2016 ha stabilito il rilevante principio secondo cui al convivente della persona disabile, che se ne occupi, il diritto di usufruire dei tre giorni di permesso. Se sussistono dubbi o necessità in merito l’Associazione 50&PIU’ può essere interpellata gratuitamente, i propri uffici sono presso le sedi di Ascom di ogni città romagnola.

Ottavio Righini