Lavoro

Il turismo povero fa anche il lavoro povero

Già quasi due milioni di voucher utilizzati nel 2016

Il turismo povero fa anche il lavoro povero
| Altro
N. Commenti 0

15/dicembre/2016 - h. 14.36

Tanto più si fa povero il nostro turismo quanto inevitabilmente lo sta diventando anche il lavoro richiesto dal settore. Una rincorsa al ribasso che innesca meccanismi perversi. Quattro camere d’albergo da pulire in un’ora al
prezzo di 7 euro, per esempio, in un tre stelle che la scorsa estate ha affidato il servizio in appalto. Succede a Rimini, dove diminuiscono consumi e occupazione - meno 7,2% tra alberghi e ristoranti, meno 4,5 nel commercio - ma esplodono i voucher. Una questione sociale ormai. Al 31 ottobre 2016 ne sono già stati venduti 1.850.685 (521.650 nel turismo, 129.081 nei servizi e 306.681 nel commercio, il resto da attività non classificate) ben più di quelli contati a fine 2015, 1.592.217 (quando ci siamo distinti come terza provincia in Italia, in rapporto alla popolazione, per utilizzo).
Un abuso su cui la Cgil da tempo battaglia, tornando oggi, forte delle 14mila
firme raccolte sul territorio a sostegno del referendum per proporne l’abolizione, a richiamare l’attenzione anche a livello locale proprio sulla qualità del lavoro, “pezzo mancante quando si ragiona di hardware e industria turistica”. A proposito di dati poi “c’è stato sì un aumento di arrivi e presenze in questo 2016, ma pur sempre inferiore alla media nazionale”, fa notare il segretario generale Graziano Urbinati. Con un saldo totale di fine anno potrebbe aggirarsi su quello del 2006, dieci anni fa.
Nel frattempo, in questo quadretto, se fino al 2015 i voucher venivano utilizzati a inizio e fine stagione, con assunzioni a contratto nei due mesi centrali di luglio e agosto, nell’ultimo anno sono invece stati spalmati su tutta l’estate. “Il lavoro accessorio ha di fatto sostituito il lavoro vero, quello subordinato. E in particolare quello stagionale, grazie a cui tante madri di famiglia hanno costruito la ricchezza di questo territorio”, sottolinea Isabella Pavolucci, segretaria generale Filcams Cgil. La prova del nove la si ha anche mettendo in fila i dati delle indennità di disoccupazione, che dalle 31.779 del 2015 sono scese alle 25.521 del 2016 (al 22 novembre). In calo anche le vertenze. 
“Numeri che potrebbero fare ben sperare se non fosse che in realtà proprio per il massiccio ricorso ai voucher i lavoratori non possono più rivendicare alcun diritto”, stigmatizza la stessa Pavolucci. Che fare? “Intanto occorre riqualificare il nostro prodotto turistico, a partire dagli alberghi, che però purtroppo sono oggi gestiti dai proprietari per meno del 50%. Facile intuire quanto scarso possa essere l’interesse a investire degli affittuari - chiosa Urbinati - Considerando poi le proposte a 15-20 euro a notte chiaro che diventa molto più conveniente proporsi come struttura per accogliere i profughi”.
Questa è la valutazione e l'analisi da parte del sindacato, legittima e puntuale. Rimane il fatto che forse i famigerati voucher hanno ridimensionato non di poco la piaga del lavoro nero.
Tanto più si fa povero il nostro turismo quanto inevitabilmente lo sta diventando anche il lavoro richiesto dal settore. Una rincorsa al ribasso che innesca meccanismi perversi. Quattro camere d’albergo da pulire in un’ora al prezzo di 7 euro, per esempio, in un tre stelle che la scorsa estate ha affidato il servizio in appalto. Succede a Rimini, dove diminuiscono consumi e occupazione - meno 7,2% tra alberghi e ristoranti, meno 4,5 nel commercio - ma esplodono i voucher. Una questione sociale ormai. Al 31 ottobre 2016 ne sono già stati venduti 1.850.685 (521.650 nel turismo, 129.081 nei servizi e 306.681 nel commercio, il resto da attività non classificate) ben più di quelli contati a fine 2015, 1.592.217 (quando ci siamo distinti come terza provincia in Italia, in rapporto alla popolazione, per utilizzo).

Un abuso su cui la Cgil da tempo battaglia, tornando oggi, forte delle 14mila firme raccolte sul territorio a sostegno del referendum per proporne l’abolizione, a richiamare l’attenzione anche a livello locale proprio sulla qualità del lavoro, “pezzo mancante quando si ragiona di hardware e industria turistica”. A proposito di dati poi “c’è stato sì un aumento di arrivi e presenze in questo 2016, ma pur sempre inferiore alla media nazionale”, fa notare il segretario generale Graziano Urbinati. Con un saldo totale di fine anno potrebbe aggirarsi su quello del 2006, dieci anni fa.

Nel frattempo, in questo quadretto, se fino al 2015 i voucher venivano utilizzati a inizio e fine stagione, con assunzioni a contratto nei due mesi centrali di luglio e agosto, nell’ultimo anno sono invece stati spalmati su tutta l’estate. “Il lavoro accessorio ha di fatto sostituito il lavoro vero, quello subordinato. E in particolare quello stagionale, grazie a cui tante madri di famiglia hanno costruito la ricchezza di questo territorio”, sottolinea Isabella Pavolucci, segretaria generale Filcams Cgil. La prova del nove la si ha anche mettendo in fila i dati delle indennità di disoccupazione, che dalle 31.779 del 2015 sono scese alle 25.521 del 2016 (al 22 novembre). In calo anche le vertenze. 
“Numeri che potrebbero fare ben sperare se non fosse che in realtà proprio per il massiccio ricorso ai voucher i lavoratori non possono più rivendicare alcun diritto”, stigmatizza la stessa Pavolucci. Che fare? “Intanto occorre riqualificare il nostro prodotto turistico, a partire dagli alberghi, che però purtroppo sono oggi gestiti dai proprietari per meno del 50%. Facile intuire quanto scarso possa essere l’interesse a investire degli affittuari - chiosa Urbinati - Considerando poi le proposte a 15-20 euro a notte chiaro che diventa molto più conveniente proporsi come struttura per accogliere i profughi”.

Questa è la valutazione e l'analisi da parte del sindacato, legittima e puntuale. Rimane il fatto che forse i famigerati voucher hanno ridimensionato non di poco la piaga del lavoro nero.