Pensioni

Torna la rivalutazione

Da gennaio incremento dell'1,3%

Torna la rivalutazione
| Altro
N. Commenti 0

20/ottobre/2017 - h. 17.39

Piccola soddisfazione per i pensionati, torna dal prossimo gennaio, con un incremento dell’1,3% la rivalutazione delle pensioni bloccate, nei compensi più alti da anni di blocco e di inflazione negativa. A fronte di questo valore positivo, ricordiamo che l’adeguamento pieno dell’inflazione viene riconosciuto per gli assegni di importo fino a tre volte il trattamento minimo Inps (quest’anno di euro 502 mensili). In base al meccanismo introdotto con effetto dal 2014 al 2018 per gli importi superiori a tre volte fino a quattro volte viene riconosciuto il 95% dell’inflazione, oltre quattro fino a cinque il 75%, fino a sei volte il 50%, oltre il 45%. Se non cambierà ancora qualcosa ( visto che non pare ci sia nulla più instabile delle pensioni in Italia) dal 2019 si dovrebbe tornare al passato! Cioè 100% fino a tre volte, oltre tre a cinque il 90%, oltre le cinque volte si riconosceva il 75% dell’inflazione. Quindi, nulla succedendo, coloro che ricevono oltre volte l’importo del minimo avranno il miglior vantaggio. 

Il tema comunque della rivalutazione e delle pensioni negli ultimi anni è stato spesso al centro del dibattito. Dalla riforma Monti-Fornero del 2011 che ha bloccato la rivalutazione dei trattamenti delle pensioni superiori a tre volte il minimo, fino alla sentenza della Corte Costituzionale ( n° 70/2015) che ha dichiarato l’illegittimità della norma portando il Governo ad approvare un decreto per sanare, in qualche modo, la questione, che ha previsto una restituzione molto parziale, mediamente meno del 12% del totale della mancata indicizzazione. Quindi una palese ingiustizia che non può avere accontentato i pensionati in quanto sarebbe auspicabile che gli assegno conservassero nel tempo il loro potere d’acquisto. I pensionati non possono essere il Bancomat a disposizione quando ci sono necessità da parte del vari Governi. E questa tesi, non di parte, è stata anche confermata da diverse pronunce di Tribunali e della Corte dei conti che hanno dichiarato tale decreto lesivo dei diritti connessi al rapporto previdenziale, così come è sancito dalla nostra Costituzione. Ormai non ci resta che aspettare, speranzosi, le decisioni dell’Alta Corte.

Ottavio Righini