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L'acqua potabile passa nei tubi d'amianto

A Forlì ben 233 chilometri di condotte idriche sono di eternit

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18/febbraio/2012 - h. 17.53

FORLI' - L'amianto c’è, ma non si vede. Incredibile ma vero. Degli 805 chilometri di condutture idriche che portano acqua nelle case dei forlivesi, nel territorio comunale, 233, cioè il 29 per cento, è fatto di amianto. A pochi giorni da una sentenza che ha risvegliato l’attenzione del paese sulla pericolosità della fibra conosciuta anche come eternit, causa ormai accertata del letale mesotelioma, è legittimo chiedersi se il contatto del cemento amianto con l’acqua possa comportare rischi per la salute delle persone. Sostenuta da autorevoli studi in materia come quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’ultima edizione delle Guidelines for Drinking-Water Quality (Who, 2004) Hera afferma che il contatto acqua – amianto non determina “alcuna possibilità di effetto nocivo, al contrario di quanto avviene per l’inalazione”.

“Per questo motivo - aggiungono dalla Holding - la normativa comunitaria e quella italiana non prevedono limiti per l’eventuale presenza di amianto nell’acqua destinata al consumo umano”. Tanto è vero che la sostituzione dei tubi di cemento amianto procede a rilento: nel biennio 2010-2011, nel Comune di Forlì si sono ridotti solo del 6 per cento (da 247 a 233 chilometri). La rimozione è prevista infatti solo nel caso di rotture o per sostituire le condotte obsolete con tubi in polietilene. Nonostante questo, Hera controlla dal 2003 l’acqua trasportata attraverso i tubi di amianto fino ai rubinetti delle nostre case per verificare l’eventuale presenza di particelle del materiale tossico: i test finora hanno avuto sempre esito negativo in tutti gli acquedotti controllati. La legge da vent’anni vieta di produrre e commercializzare materiali contenenti amianto, ma non impone che le tubature di eternit vengano sostituite. La tesi di Hera però non incontra unanimità di consensi, dice la consigliera comunale di Destinazione Forlì, Raffaella Pirini, che ha interrogato il Comune sulla questione un anno fa e attende ancora risposta.

Il professor Gianni Tamino dell’Università di Padova, biologo dell’Associazione Medici per l’Ambiente è tra chi è convinto non sia “possibile escludere che i corpuscoli contenuti nelle fibre di amianto, oltre a essere letali se respirati, danneggino anche le cellule dell’apparato gastrointestinale” e che quindi bere acqua proveniente da tubi d’amianto possa costituire un pericolo. “Per un principio di precauzione - afferma l’esperto - tutte le tubature “viziate” andrebbero sostituite, perché in caso di rottura o danneggiamento le fibre per forza passano nell’acqua e poi possono essere ingerite. Inoltre, quando avviene la rimozione delle condutture - conclude Tamino - gli incaricati sono esposti a un rischio davvero elevatissimo, che necessita precauzioni estreme da parte dell’azienda responsabile”.

Luca Costa