Forlì

Forlivesi da dieci anni su Saturno

Il professor Tortora alla guida del team di studiosi sulle tracce del satellite Cassini arrivato nel 2004 sul sesto pianeta del Sistema solare

Forlivesi da dieci anni su Saturno
| Altro
N. Commenti 0

02/luglio/2014 - h. 19.00

FORLI' - Ha spento dieci candeline a dieci miliardi di chilometri di distanza dalla terra, per festeggiare il giorno in cui raggiunse la sua destinazione: Saturno. Era il primo luglio del 2004 quando la sonda interplanetaria Cassini arrivò sul sesto pianeta del Sistema solare. In quella missione - firmata dalle agenzie spaziali statunitense, europea e italiana Nasa, Esa e Asi - batte ancora il cuore della ricerca forlivese. Non ha mai smesso di seguirne le evoluzioni il professor Paolo Tortora, docente di Impianti e sistemi aerospaziali al dipartimento di Ingegneria di Forlì. Su quelle sei tonnellate di tecnologie all’avanguardia spedite nello spazio nel 1997 dal John F. Kennedy Space Center in Florida ha dedicato anni di studi. E’ suo il lavoro scientifico in assoluto più citato della missione Cassini, pubblicato dal giornale scientifico ‘Nature’, che ad oggi conta circa 700 citazioni. I non addetti ai lavori si potrebbero accontentare di qualche riferimento - Einstein e la teoria della relatività generale, giusto per inquadrare l’argomento -, ma Tortora ci prova a traghettare i profani nel suo mondo. “Era un test di ‘congiunzione solare’ - spiega -, guardavamo la sonda ancora in viaggio verso Saturno, in un momento in cui stava passando dietro al sole”. Ha iniziato a lavorarci da dottorando, nel 2000, e due anni più tardi si è ritrovato al Jet propulsion labora- tory della Nasa.

LE LUNE E LA VITA Dal giorno dello ‘sbarco’, esattamente dieci anni fa, la missione ha fatto sco- perte che gli esperti non stentano a definire sensazionali. Anelli, proprietà fisiche, le cosiddette ‘lune minori’ e gli altri satelliti maggiori, Titano (il più grande) per primo. Molti di questi risultati portano la bandiera italiana. Come il più recente, di pochi mesi fa, che ha spinto alcuni telegiornali nazionali a giocarsi titoli del calibro di ‘Non siamo soli nell’universo’. Il professore sorride d’imbarazzo ricordandolo, ma fuochino. “Sulla luna Encelado si pensa che la sotto la superficie ci sia un oceano, con condizioni simili a quelle della Terra primordiale”, precisa. Un passo indietro e prima della rivelazione pubblicata dalla rivista Science, spunta ancora il nome di Tortora. “Un altro esperimento italiano che ci ha coinvolto riguardava il Polo Sud che emetteva geyser di va- pore acqueo da specie di crateri allungati chiamati ‘Tiger stripes’, che faceva supporre la presenza di una forma liquida nonostante le temperature sotto lo zero su tutto il pianeta. Si è scoperto che sotto la superficie c’è una mancanza di massa detta ‘anomalia gravitazionale’”. Lo studio di Radio Scienza ha poi spiegato come “a mantenere lo stato liquido siano specie di maree date dalla rotazione della luna attorno a Saturno”.

LA RETE UNIVERSITARIA E’ dalla Sapienza di Roma che invece hanno scoperto la profondità dei laghi di idrocarburi durante i 102 sorvoli di Cassini su Titano. Un altro primato, specifica Tortora: “Lo hanno fatto attraverso un radar altimetro di costruzione italiana concepito per fare misure tra la superficie e la luna. Da Forlì, invece, le ricerche proseguono ora sul campo gravitazionale di altri satelliti, Rea e Dione”.

UN PROGETTO STRAVOLTO E dire che Cassino sarebbe dovuto rientrare nel 2008. La sua vita fu invece allungata in due diversi step dalla Nasa, che prima nel 2008, poi nel 2010 decise di prolungare la missione dando come termine il 2017. “Queste estensioni hanno radicalmente cambiato l’orbita della sonda portandola molto vicino alla superficie - prosegue il docente -. Le traiettorie che passano dai poli ci hanno consentito di studiare il campo di gravità di Saturno”. D’altronde la sonda è pienamente controllata da terra: “C’è un team di ‘navigatori’ - continua -, chi fa il percorso, chi guida...”. In tempi di reazione non certo fulminei. “Tutto a una distanza tale che un solo segnale radio arriva a Cassini dopo un’ora e mezzo". 

SATELLITI FORLIVESI Sono passi da gigante affiancati a micro-esperimenti, quelli che Tortora porta avanti dal giorno del suo arrivo a Forlì. “Missioni molto grandi e mis- sioni molto piccole”, sintetizza. “Abbiamo capito che per uno studente creare un microsatellite, applicarsi per uno studio che porta a risultati concreti, conta più che studiare cento libri”. Se lo ricorda ancora il brindisi del 2012 per il lancio di AlmaSat 1, sviluppato anche a Forlì e partito a dalla Guyana francese sul razzo Vega. “Da quel progetto - continua - un gruppo di studenti ha dato vita a unospin-off accademico, la società AlmaSpace, che oggi vive di vita propria grazie anche alla recente acquisizione da parte di un grande gruppo di investimenti. La sede è a Forlì e conta in tutto 700 dipendenti”. Di questo ramo fa parte uno dei progetti futuri: l’Eseo, acronimo di European student earth orbiter, finanziato dall’Agenzia spaziale europea che coinvolge 10 università. “Non più un giochino - mette in chiaro Tortora - ma un satellite che pesa 50 chili che sarà lanciato nei primi mesi del 2016”. Sarà forse in quel contesto che partirà il secondo progetto AlmaSat Eo, che sarebbe dovuto partire quest’anno. Faranno compagnia ad altri progetti che portano la firma del gruppo forlivese: “La missione Juno diretta a Giove e in fase di crociera, e altre due missioni tutte europee non ancora lanciate, la BepiColombo su Mercurio e l’esplorazione delle quatto lune galileiane di Giove che coinvolge le università di Forlì, Roma, Pisa e Trento. Quest’ultima dovrebbe partire nel 2022 con arrivo nel 2031”. Questi i tempi della ricerca nello spazio, rispetto ai quali le dieci candeline di Cassino, sembrano (e sono) volate. 

Federico Spadoni