Forlì

Il gambero ‘killer’ invade la strada. L’allarme: “Se mangiato è tossico”

Avvistati a decine negli ultimi giorni nel meldolese. Da anni stanno facendo sparire i crostacei autoctoni

Il gambero ‘killer’ invade la strada. L’allarme: “Se mangiato è tossico”
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31/luglio/2014 - h. 15.10

FORLI' - La raccomandazione parla chiaro: non mangiateli e non liberateli altrove, perché con il gambero ‘alieno’ non si scherza. E’ ribattezzato così il crostaceo che da anni sta infestando non solo il meldolese ma anche numerosi corsi d’acqua di Forlì. Con le recenti piogge è stato visto in quantità nell’area prossima al fiume Ronco all’altezza di San Colombano presso il ponte di Cà Baccagli (la strada che porta a Castelnuovo-Monte Vescovo). Qui se ne sono visti a decine in mezzo alla carreggiata e negli spazi limitrofi, gironzolando fuori dall’acqua.

Si tratta di un fenomeno che il locale museo di Ecologia sta monitorando dal 2002: vale a dire la diffusione di una varietà esotica, il gambero americano o gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), acclimatato in regione da oramai una ventina d’anni e responsabile di gravi alterazioni ambientali.
Rispetto al nostrano gambero di fiume presenta chele rosse-bluastre ed è di dimensioni maggiori, si sposta agevolmente fuori dall’acqua (in dispersione, alla conquista di nuovi spazi vitali), sopporta acque moderatamente calde e più povere d’ossigeno e risulta molto prolifico, in particolare grazie alla mancanza di predatori.
Importato in Europa dal nuovo continente come specie impiegata per l’alimentazione, si è scoperto poi che la carne di questo prelibato crostaceo d’acqua dolce poteva contenere tossine (ingerite attraverso il consumo di alghe) pericolose per l’uomo (danni al fegato, polmoni e reni) e ne è stato vietato l’allevamento e il commercio.
La diffusione deriva proprio dallo smantellamento degli allevamenti. Così, in particolare nelle giornate umide e piovose è facile vederne sparsi in quantità per i canali, i fossati e i fiumi di fondovalle.

Nel forlivese ne è stata accertata la presenza, a partire dall’area di Magliano-Selbagnone, circa una decina di anni fa, mentre nel meldolese la specie è presente dal 2010; nella città di Forlì, invece, è comune nei laghetti del Parco urbano Franco Agosto. Questa varietà è inoltre letale per i gamberi nativi: trasmette loro parassiti e patogeni capaci di estinguere le popolazioni locali dei nostri crostacei autoctoni (come il gambero di fiume e il granchio di fiume): preda infine anche i piccoli invertebrati, le uova di pesci e i loro piccoli, gli anfibi e loro larve, rappresentando in definitiva un vero e proprio flagello, un disastro per il locale ecosisteme e un pericolo per la biodiversità.

Per questo, alla luce dei recenti avvistamenti, l’assessore all’Ambiente del comune di Meldola, Ermano Giunchi si raccomanda con i cittadini “di non utilizzarli per scopi alimentari e non liberarli altrove: da parte nostra - spiega - assicuriamo di tenere costantemente monitorato il fenomeno, che attualmente sembra rientrato, e ci impegneremo a mettere in atto, se necessario, dei piani di contenimento”.