Forlì

Scalo in ostaggio: danni per oltre 300mila euro

L’Enac non può riconsegnare le chiavi. Crescono i mal di pancia tra gli aggiudicatari del bando

Scalo in ostaggio: danni per oltre 300mila euro

L’Air Romagna potrebbe fare decollare il “Ridolfi”, ma non consegnano le chiavi

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23/maggio/2015 - h. 16.20

FORLI' - Air Romagna sta ancora aspettando le chiavi dello scalo forlivese e crescono, dietro le quinte, i mal di pancia di chi ha speso tempo, energie e denaro per aggiudicarsi, con un bando pubblico promosso dall’Enac, l’affidamento dell’aeroporto “Ridolfi” per i prossimi trent’anni anni. 

La consegna non sarebbe ancora avvenuta perché la curatrice fallimentare Enrica Erani in accordo con il comitato dei creditori della Seaf, l’ex società di gestione del Ridolfi fallita, non riconsegna il sedime aeroportuale, gli immobili e le attrezzature all’Enac. 

La riconsegna doveva essere stata fatta mesi fa e invece e nonostante dallo scorso 18 dicembre la società, Air Romagna controllata dall’imA prenditore statunitense Robert Halcombe che ne detiene il 92%, con Armando De Girolamo della Lotras (5%) e il marchigiano Calisto Maurilli della Siem (3%), si sia aggiudicata la gara europea e abbia proceduto con tutti gli adempimenti, mancano ancora le chiavi per fare decollare lo scalo. 

Gli immobili e le attrezzature del sedime aeroportuale, di proprietà di Enac e dunque dello Stato, sono in stato abbandono e gli aggiudicatari del bando hanno già stimato con una perizia tecnica che i danni ammontano a oltre 300mila euro. 

Le maggiori pressioni perché la situazione si sblocchi sono arrivate finora dai sindacati perché sta per scadere la cassa integrazione degli ex dipendenti Seaf che sperano 
in una nuova assunzione da parte di Air Romagna, mentre i politici forlivesi, pronti a scannarsi contro gli emiliani ostili al Ridolfi, stanno mostrando tutto il loro evanescente peso politico e - se non questo - un inconsistente interesse, in pratica, verso lo scalo forlivese. 

Gli amministratori locali e i parlamentari forlivesi non pensano che “l’occupazione” di una infrastruttura pubblica sia meritevole, almeno, di una presa di posizione chiara?