Forlì

Altra fumata nera per l’inceneritore di Mengozzi

La Conferenza di Servizi in Provincia ieri non ha concluso l’istruttoria per il potenziamento dell’impianto

Altra fumata nera per l’inceneritore di Mengozzi
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21/gennaio/2016 - h. 11.46

Un’altra fumata nera per l’inceneritore Mengozzi. Neanche ieri è arrivato il via libera all’autorizzazione dalla Conferenza dei Servizi della Provincia per il potenziamento dell’impianto che tratta i rifiuti speciali. La ditta Mengozzi ha chiesto un aumento della capacità oraria di incenerimento, passando dai 4mila chilogrammi di rifiuti orari ora autorizzati a 5mila, facendo salva la potenzialità annua massima autorizzata, circa un anno fa e, a quanto pare, la procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via), con il riesame di autorizzazione integrata ambientale (Aia), non è ancora stata ultimata. Con tutta probabilità, gli enti che partecipano alla Conferenza hanno ritenuto di dovere affrontare un’ulteriore approfondimento della documentazione.

Di certo, all’interno della Conferenza, che vede al tavolo, tra gli altri, Comune e Arpa, non c’è unanimità di vedute. Il Comune di Forlì ha già espresso a chiare lettere la sua contrarietà sostenuta dallo studio commissionato al Dicam, il Dipartimento di Ingegneria Civile Chimica Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, convinto, anche in considerazione del principio di precauzione, che l’aumento di carico orario possa essere un elemento di criticità dal punto di vista ambientale. Da qui il parere negativo. Senza contare le pressioni esterne del Tavolo delle associazioni ambientaliste che addirittura chiedono alle istituzioni di imporre la riduzione della potenzialità di incenerimento attualmente autorizzata all’impianto privato.

Oltre a questo, sull’inceneritore Mengozzi si sono accesi i riflettori della Procura dopo l’esposto presentato dal Wwf alcune settimane fa, corredato da una serie di documenti tecnici sulla gestione dell’impianto negli ultimi anni. E l’indagine della magistratura può certo spingere chi è deputato a prendere decisioni sull’inceneritore a vagliare ulteriormente le osservazioni di chi si oppone alla nuova autorizzazione, autorizzazione che dovrà poi essere avallata, oltreché dalla Provincia, anche dalla Regione.

Non sarà forse un caso che proprio ieri è arrivata sul tavolo del presidente Bonaccini l’interrogazione dei consiglieri regionali del Pd, Paolo Zoffoli, primo firmatario, Valentina Ravaioli, espressione del forlivese, Lia Montalti e Manuela Rontini, proprio sui due inceneritori di Forlì, di Hera e di Mengozzi: “Con quale frequenza e quale modalità vengano svolte dall’Arpae, l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna, le visite ispettive sui due inceneritori, in particolare su quello della Ditta Mengozzi? Ne sono state effettuate di straordinarie o non programmate e con quale frequenza, modalità e quali risultati?”.

I consiglieri chiedono inoltre, “come venga controllata da Arpa e l’attendibilità del sistema di monitoraggio delle emissioni nei due impianti, se le risultanze delle ispezioni o dei monitoraggi siano messe a disposizione del pubblico e con quali modalità e se negli ultimi tre anni ci siano state multe o denunce per risultanze non rispondenti alle leggi o alle prescrizioni autorizzate”. In riferimento, infine, alla Via in corso, con riesame Aia, per l’inceneritore della Ditta Mingozzi, gli esponenti Pd, in caso di accoglimento, chiedono “se saranno previste riduzioni degli impatti ambientali e quali; quali strumenti ulteriori rispetto a quelli indicati dalla legge si possano prevedere per il puntuale controllo nel tempo delle emissioni; la possibilità di prevedere un comitato tecnicoscientifico per verifiche e pareri sulle rispondenze dei risultati alle autorizzazioni e alle necessità ambientali e sanitarie; se siano previste per il territorio forlivese campionamenti e monitoraggi del particolato Pm2,5 in analogia ai test di mutagenesi eseguiti periodicamente nei territori di Piacenza, Parma, Bologna, Ferrara e Rimini; se siano previsti provvedimenti per la delocalizzazione degli impianti a elevato impatto ambientale posti all’interno dei centri urbani”.

(Ma. Ne.)