Forlì

Nell’appartamento un’alcova per sesso a pagamento

Fratelli rumeni gestivano il monolocale per appuntamenti con la bionda e la mora presi su internet

Nell’appartamento un’alcova per sesso a pagamento
| Altro
N. Commenti 0

10/marzo/2016 - h. 17.12

Una gestione familiare di una “alcova” ad opera di due fratelli rumeni da tempo residenti in città è stata scoperta dalla 1^ sezione “Criminalità Organizzata e Straniera” della Squadra Mobile di Forlì, che al termine delle indagini li ha denunciati alla Procura della Repubblica per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, con l’aggravante di avere commesso il fatto nei confronti di più donne.

I fatti risalgono a qualche settimana fa. Prima di Natale, i residenti di una via del centro hanno segnalato alla Polizia il fastidio e la preoccupazione arrecati dal continuo via vai di uomini, soprattutto nelle ore serali e notturne, coincidente con la fresca occupazione di un appartamento da parte di due giovani donne dell’est, una bionda, l’altra mora. Gli investigatori, una volta accertato che effettivamente quell’andirivieni era riconducibile all’offerta di incontri sessuali a pagamento (alcuni clienti, identificati all’uscita, sono stati ascoltati come testimoni), hanno anche verificato che l’alcova era stata avviata dai fratelli rumeni R.S., 40enne, e S.S., 38enne.

Uno dei due, R.S., per non insospettire il proprietario dell’appartamento, aveva giustificato la locazione per motivi abitativi della sua famiglia (vive da tempo a Forlì con la moglie e una figlia piccola, ed essendo da tempo occupato stabilmente come operaio, aveva le “carte in regola” per garantire la solvibilità del canone mensile) ma in realtà non vi si era mai trasferito, mantenendo la sua precedente residenza. L’altro, invece, si sarebbe  occupato della sistemazione interna post-locazione, ed in particolare degli arredi interni più confacenti per quella che sarebbe stata la reale destinazione dell’immobile.

Per qualche tempo l’appartamento e i due uomini sono stati tenuti sotto osservazione, poi è scattato l’intervento, coordinato dalla Procura della Repubblica di Forlì, P.M. dott. Filippo Santangelo, che ha disposto le perquisizioni a carico degli indagati. Scattato il blitz, è risultato che l’appartamento, di fatto, era abitato solo per alcune ore al giorno, cioè limitatamente alle fasce orarie in cui le due donne esercitavano la prostituzione; i clienti potevano raccogliere l’offerta trovandola tra le tante inserzioni dello stesso tipo su internet, dove le ragazze avevano pubblicato alcune fotografie, in biancheria intima ed anche completamente nude, con in primo piano ed in “bella mostra” anche le loro parti intime.

Le tariffe si aggiravano dai 70 ai 100 euro a seconda della prestazione richiesta, tant’è che nelle giornate di maggiore afflusso, concentrate nei week-end, gli incassi potevano sfiorare anche il paio di migliaia di euro.

Dentro l’appartamento, un monolocale di discrete dimensioni situato all’ultimo piano di una palazzina di recente ristrutturazione, erano stati ricavati due ambienti predisponendo un “separé” in legno, cosicché ciascuna delle due poteva liberamente e “riservatamente” ricevere i propri clienti. Quando, invece, non lavoravano, le due donne “rincasavano” presso i due indagati; una di esse era fidanzata con S.S., l’altra con un terzo fratello dei due indagati, che al momento dell’intervento si trovava da qualche giorno in Romania e nei cui confronti le indagini non hanno fatto emergere responsabilità dirette (ma che difficilmente poteva essere all’oscuro di come la ragazza si guadagnasse da vivere).

Dentro le abitazioni perquisite sono state trovate tracce utili per completare le accuse, cioè i tradizionali “strumenti” del mestiere come profilattici, salviette e materiale lubrificante, i telefoni cellulari attivati e utilizzati unicamente come riferimento telefonico da inserire nell’annuncio, documentazione riferibile alla locazione dell’appartamento ed anche un PC portatile usato per la connessione a internet per l’inserimento di foto e annunci. Entrambi gli indagati, pur  non essendo incensurati, non avevano mai dato sospetto di sé in città e tanto meno R.S., apparentemente tranquillo operaio e padre di famiglia. Le due ragazze, una 24enne, l’altra 27enne, anche loro rumene, sono risultate incensurate e non soggette a costrizione. Una terza donna, di cui sono state rilevate “tracce”, non è stata invece identificata. La Procura della Repubblica, a completamento delle indagini, ha nei giorni scorsi emesso l’avviso conclusione delle indagini preliminari, a firma del dott. Filippo Santangelo, atto prodromico alla richiesta di rinvio a giudizio.