Forlì

Liceale suicida, dal giudice parla la madre

La mamma di Rosita Raffoni ha reso la propria deposizione: è accusata con il marito di maltrattamenti e istigazione

Liceale suicida, dal giudice parla la madre
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07/aprile/2016 - h. 12.39

Ha parlato per tre ore e non ha ancora finito di raccontare la sua verità al giudice, Rosita Cenni, la mamma di Rosita Raffoni, la giovane di 16 anni che il 17 giugno 2014 si tolse la vita gettandosi dal tetto del Liceo Classico “Morgagni” di Forlì. Sulla madre e sul padre della liceale pende la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Forlì con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e istigazione al suicidio. E’ stata la madre a chiedere di essere ascoltata dal giudice per le indagini preliminari Monica Galassi.

L’udienza che si è tenuta ieri nel Tribunale di Forlì, è stata rinviata al prossimo 13 aprile quando la madre di Rosita proseguirà nel suo racconto sollecitata dalle domande dell’avvocato difensore Marco Martines. Poi sarà la volta del pubblico ministero Filippo Santangelo a sottoporre la madre alle domande, dopodiché anche il padre, se vorrà, potrà rendere le sue dichiarazioni spontanee. A quel punto, l’avvocato potrebbe chiedere al gip un rito abbreviato condizionato portando il gip a emettere la sentenza H per i due genitori direttamente in udienza preliminare oppure il giudice potrà decidere se rinviarli al processo o no.

Ad accusare i genitori, prima ancora della Procura di Forlì, secondo quando potuto ricostruire dal procuratore Sergio Sottani e dal sostituto Filippo Santangelo, era stata la stessa Rosita Raffoni, la quale, prima di lanciarsi dal tetto del liceo aveva girato un video di circa 40 minuti con il proprio telefonino: una denuncia vera e propria, lucida e circostanziata, che aveva subito fornito un quadro chiaro sulle motivazioni che avrebbero spinto la giovane, tra le più brillanti della scuola, a togliersi la vita. Gli inquirenti non se l’erano sentita di liquidare la morte di Rosita come un “corto circuito” della mente, il buio di un attimo, la lucida follia di una mattinata di giugno. Le successive indagini dei carabinieri avevano poi contribuito a delineare meglio il quadro che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per i genitori che ora si devono difendere da chi ha deciso di tacere per sempre.