Forlì

Il ladro dei gioielli della Madonna del Fuoco incastrato dal dna

Arrestato dalla polizia un barese di 48 anni. Si era ferito durante il furto

Il ladro dei gioielli della Madonna del Fuoco incastrato dal dna
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04/febbraio/2019 - h. 17.32

FORLì -  La Polizia di Stato nei giorni scorsi ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano originario di Bari classe 1971 gravato gia da numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio. La misura restrittiva emessa dal gip su richiesta del pubblico ministero Filippo Santangelo, arriva al termine di un’indagine condotta dagli agenti della squadra mobile di Forli e dalla Polizia Scientifica sia della locale Questura che del Servizio Centrale, che ha permesso di accertare la responsabilità in capo al 48enne del furto dei gioielli della Madonna del Fuoco (Santa Patrona di Forli) avvenuto il primo marzo 2018 all’interno della bacheca votiva, collocata nella Cappella Grande del seminario vescovile di Forli.

Nei giorni scorsi infatti, la Scientifica di Roma ha chomincato che dalla banca dati nazionale del Dna era emersa un concordanza totale tra il profilo genetico del barese ed il profilo genetico ottenuto dal reperto biologico, prelevato a seguito di campionatura di sostanza ematica acquisito nel corso del sopralluogo da parte del personale della Polizia Scientifica di Forli, in quanto il soggetto si era procurato delle ferite verosimilmente a seguito della rottura del vetro posto a protezione dei gioielli sacri..

I preziosi, risalenti al ‘700, ornavano la raffigurazione su cartapesta della Madonna del Fuoco, Santa Patrona di Forli  (che si celebra il 4 di febbraio) e sarebbero stati oggetto di lasciti testamentari da parte di privati. L’alto valore economico dei gioielli, sia pur mai quantificato, non aveva nessuna copertura assicurativa.  L’eccellente lavoro svolto dagli operatori della Polizia Scientifica tanto a livello locale quanto Centrale ha permesso anche di poter verificare da parte degli agenti della locale Squadra Mobile quello che era stato l’iniziale intuito ossia che potesse trattarsi di un ospite della struttura che all’epoca dei fatti dimorava all’interno proprio del seminario vescovile.

 

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